IN QUESTA PAGINA

-discorso del Prof. Micheal Yapko in video in inglese

-traduzione scritta da parte della Dottoressa Dangelico

(prima parte) e dalla Dott.ssa Barbara Losito (seconda parte)

 

Articoli dell'autore sulla Depressione

La depressione secondo Micheal Yapko

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Come guarire dalla depressione (inglese)

Come guarire dalla depressione

E' stata davvero una bella presentazione, grazie. Sono molto grato ad Antony per aver organizzato questo programma, questa idea di portare gli psicologi in pubblico ed è sicuramente una delle cose più importante che noi psicologi possiamo fare, fornire un volume di informazioni, sempre maggiore e di miglior qualità, ma sfortunatamente il tempo a disposizione per la condivisione é breve e stasera proverò a passarvi il più possibile e le migliori prospettive su ciò che conta della depressione in di modo sa capire come affrontarela

Allora, parlerò approssimativamente per circa 45 minuti dopo di che accoglierò le vostre domande.

Lasciate che inizi il mio discorso con una storia per condurvi attraverso questo argomento

 

Quando ero un giovane psicologo nel lontano 1829 (ridono) il mio primo lavoro è stato presso una infrastruttura psichiatrica e consisteva nell'accogliere i pazienti richiusi che non stavano bene altrimenti non sarebbero  stati li,  intervistarli e comprendere, cosa stava succedendo nelle loro vite, quali erano le loro aspettative rispetto al periodo di ospedalizzazione, quali farmaci usavano, a che tipo di trattamento erano sottoposti e così via con questo tipo di domande. Ero giovane, inesperto, e così per me avere l'opportunità di intervistare molte centenia di persone in un tempo relativamente breve é stato centrale per ciò che sto per dirvi stasera.

Ho intervistato persone che hanno dovuto passare le peggiori tragedie che potete immaginare. Persone che sono state violentate, torturate, mutilate, persone che sono letteralmente fuggite dalle loro patrie a colpi di proiettili, persone che hanno perso l'intera famiglia in un unico colpo in incidenti aerei o automobilistici, persone che hanno attraversato le peggiori avversità che potrete solo immaginare.

 

E quando intervistavo queste persone era così facile comprendere il motivo per cui si sentivano distrutte, perchè erano così disperate, e perchè si sono abbandonate alla vita. Questa è stata una grande lezione e provare compassione ed empatia era davvero molto facile. Ma cosa mi ha affascinato clinicamente e di cui parleremo stasera era che quando intervistavo queste persone che avevano attraversato queste esperienze terrificanti, coloro che con maggiore probabilità sarebbero dovute essere depresse e...non lo erano!

Ed io volevo sapere il perché non lo erano!

In che modo queste persone riuscivano a superare lo stress che riusciva a proteggerli contro la depressione, ciò ha dato origine alla ricerca e ha guidado la mia carriera per più di 40 anni, e pensate alle vostre risposte rispetto a queste domande perché ne parleremo.

La prima domanda è:

 

1) Quali sono le abilità che le persone hanno per isolarsi dalla depressione?

E' una domanda molto interessante se posta direttamente: "Chiunque avesse attraversato le tue esperienze sarebbe potuto essere depresso.Tu invece no. Perché?

 

E le persone mi hanno dato delle risposte davvero "significative" tipo: Non lo so, forse a causa di una buona fortuna, di un sorteggio o immagino a causa di buona genetica, ma nessuno riusciva a darmi una buona risposta in merito.

E così io ero un giovane ricercatore che intervistava tante persone e faceva milioni di domande e scoprivo che alle persone piaceva il mistero degli omicidi, fare camminate nel parco, giocare con i loro figli e nipoti, e quanto amassero il gelato o tanto altro mentre io cercavo di scoprire quale fosse quella abilità e la risposta oggi sarebbe il gelato! Magari fosse così facile...

Quindi iniziando a identificare i modelli con cui queste persone pensavano le cose, definivano i problemi, il modo in cui descrivevano le loro relazioni e cosa ci facevano lì, emergeva quali fossero i modelli della loro auto-organizzazione, tenete in mente questa frase, modelli di auto-orgamizzazione, così la mia domanda divenne: se noi dobbiamo gestire queste persone cosa possiamo imparare da loro?

Bene questa domanda ci porta alla numero due

 

2)Queste abilità che queste persone possiedono sono identificabili? Si possono apprendere? Si possono insegnare?

Non è questo lo scopo della terapia? Aiutare le persone ad acquisire queste abilità?

Che non sono intuitive per loro ma sono intuitive per queste altre persone

 

La terza domanda invece è stata quella più saliente ai fini della ricerca

3)Possiamo dimostrare scientificamente ed empiricamente che quando a queste persone vengono insegnate queste abilità ci sarà una differenza? (riduzione del livello della depressione, riduzione di frequenza, riduzione della vulnerabilità alle ricadute e riduzione dell'impatto con chi li circonda?

 

E questo riguardail fenomeno  della depressione e non solo l'idividuo che ne soffre.

Uno dei miei libri è intitolato "la depressione è contagiosa". Non da un punto di vista virale, non da un punto di vista batteriologico, ma un punto di vista sociale, cosa c'è nella depressione che può essere così facilmente trasmesso ai bambibi da genitori depressi? Se sei il figlio di un genitore depresso avrai più probabilità di soffrire da 3 a 6 in più dal non essere figlio di un genitore non depresso.

Solo essere figlio di un genitore depresso è un massimo rischio, non piccolo, ma grande. Quindi possiamo dimostrare che le persone acquisisendo e sviluppando abilità creeranno una differenza?

Ed infine la quarta domanda che ha a che fare con la prevenzione

 

4) Le abilità hanno un effetto preventivo sulla depressione?

Questa dmanda me la sono posta più di 40 anni fa quando non avevamo buoni farmaci antidepressivi. Avevamo dei farmaci ma c'erano persone che non volevano prenderne, avevano dei fastidiosi effetti collaterali come la morte. Durante questi 40 anni le cose cose combiate, abbiamo farmaci migliori, abbiamo terapie psicologiche migliori, migliore conoscenza su cosa sia la depressione, chi ne è vulnerabile e sotto quali condizioni, ma a quei tempi pensare solamente all'idea della depressione.

 

Pensare all’idea di depressione in termini di prevenzione era pura fantasia.

Non avevamo delle buone cure e tanto meno delle buone opportunità per la prevenzione. Quindi in sintesi la risposta per tutte queste domande è SI SI SI e SI quello che abbiamo imparato è che ci sono alcune vulnerabilità, fattori di rischio. Un fattore di rischio è tutto quello che aumenta la probabilità che qualcuno possa soffrire una particolare malattia o condizione e nel momento in cui ho iniziato a studiare la depressione conoscevamo esattamente due fattori di rischio: la storia del genere e della famiglia. Ora sappiamo che ci sono numerosi fattori di rischio, fattori che aumentano la vulnerabilità alla depressione e parlerò di alcuni elementi chiave questa sera. Quello che ne deriva da questo studio iniziale è la consapevolezza che non è quello che vi accade che la causa, quindi per le persone che dicono: “Bene il motivo per cui sono depresso è perché mi è successa questa cosa quando ero un bambino oppure il motivo per cui sono depresso è perché ho perso il mio lavoro, il motivo per cui sono depresso è perché questa persona ha interrotto il suo rapporto con me.” E’ vero solo parzialmente, dipende molto meno da quanto ti accade ed è più rilevante il modo in cui interpreti, come dai significato, a che tipo di significato dai agli eventi della tua vita e parte di quanto abbiamo imparato è che c’è un fenomeno che si chiama stile associativo, un motivo di come la gente interpreta in maniera inconscia e riflessiva il significato di eventi e questo è qualcosa di imperativo da apprezzare per tutti noi, perché questo è uno dei più forti fattori di rischio che ci sono dei quali entrerò in merito a breve. Ma ritorniamo alle domande più basilari.

 

Se domandiamo: “Cos’è la depressione?"

 

Bene la depressione viene considerato un disordine dell’umore ma è molto più di questo, i tentacoli della depressione entrano in ogni parte della vita della persona, non colpisce solo il tuo umore ma anche la tua fisiologia, la tua salute fisica e come la depressione entra come un fattore di rischio per molte diverse condizioni, la maggior parte delle malattie cardiovascolari, infatti ci sono cardiologi nel mondo che consigliano uno screening per la depressione come primo controllo per la malattia cardiovascolare ma anche altre e entra nella tua capacità di pensare e prendere decisioni e una delle cose di cui parlerò più tardi e la qualità delle decisioni delle persone e di come prendere decisioni che involontariamente rinforza la depressione. Colpisce le prestazioni lavorative e la tua capacità di riuscire nel lavoro che fai, colpisce la concentrazione.

Quanti incidenti professionali danneggiano le persone e le vite delle persone danneggiate sono causate da inattenzioni causate da depressione, colpisce le relazioni, è difficile essere accanto a persone depresse e finisce per danneggiare le relazioni quindi tutto quello che ne consegue è più isolamento e più depressione. Quindi potrei continuare a parlare dei diversi tentacoli della depressione ma dovresti avere l’idea che non è solo cattivo umore, ci sono molte cose che durano nel tempo con questo schema che porta ad incrementare la depressione. In primo luogo che influisce sulla qualità della vita, quindi arriviamo alla domanda su cosa causa depressione.

 

La depressione è causata da, guardate questa lista: - Genetica? - Uno squilibrio biochimico? - Un’infiammazione sistemica? - Fattori sociali fisio-sociali? - Distorsioni cognitive? - Una mancanza di riconoscimenti ambientali e sociali? - Ingiustizie sociali? - Influenze sociali/culturali? - Situazioni vulnerabili chiave di maltrattamento? - Questioni dietetiche? - Mancanza di esercizio fisico?

 

Se volete cercare uno di questi elementi vedrete che c’è una grande evidenza di ognuno di loro e se guardate a questa lista vedrete che alcuni di questi fattori sono fattori biologici, alcuni di questi fattori sono fattori psicologici, alcuni di questi fattori sono fattori sociali, e più conosciamo la depressione e più impariamo quanto sia importante il lato sociale dell’equazione ovvero che molti fattori di rischio quando parlo di genitori depressi e perché i figli di persone depresse corrono un rischio più elevato, non è tramite la genetica e tramite il modello, come genitore non puoi insegnare ai bambini quello che non sai e quindi diventa un campo interessante sapere qual è la relazione tra la struttura della famiglia copiando gli stili di atmosfera familiare e la depressione. In genere ci sono molti fattori significativi che operano in questo campo ecco perché ho scritto il libro “la depressione è contagiosa” perché questi fattori ora vengono riconosciuti tramite una serie di campi. Quindi per sintetizzare questi punti “quanto è importante apprezzare e avere una visione multidimensionale” si la biologia conta ma non proprio come pensereste, perché se vediamo cosa ha portato la variazione genetica, quanto i geni abbiamo un ruolo nella depressione, se c’è un gene della depressione: NO. Ci sono geni che rendono le persone vulnerabili verso la depressione in maniera definitiva e quindi se guardiamo la biochimica effettivamente è un fattore, se guardiamo i processi della malattia, ci sono molte malattie dove la depressione è una conseguenza prevedibile. Se guardiamo le droghe ci sono molte droghe che hanno la depressione come un effetto collaterale. La biologia conta ma se consideriamo la variante genetica che compare tra il punto tre e il punto quattro un elemento moderato sulla migliore influenza genetica. Quindi se guardiamo alla potenza dei fattori psicologici, alla storia individuale, agli stili di problem-solving individuali, agli stili di difesa individuale, queste sono elementi sono nell’ambito della psicologia individuale, un’altra che ho indicato appena quale momento fa, uno stile di attribuzione, un modo riflessivo e abituale della persona di assegnare un significato agli eventi della vita e il lato sociale dell’equazione, come appreso dagli studi di diffusione della depressione un campo nominato epidemiologia che fornisce un numero di elementi rilevanti, non so se avete visto il grande annuncio dello scorso anno dall’ “Organizzazione Mondiale della Salute”.

Bene nel 2004 l’Organizzazione Mondiale della Salute” che monitorizza le questioni di salute di tutte le questioni intorno al mondo inclusa la depressione ma anche altre cose come il cancro, l ‘AIDS, la sclerosi multipla, nel 2004 l’Organizzazione Mondiale della Salute ha dichiarato che la depressione è la causa della sofferenza umana e disabilità oltre al cancro, malattie cardiache e incidenti stradali. Avevano previsto nel 2004 che a partire dal 2020 la depressione sarebbe stata la numero due, infatti la depressione è diventata la numero due nel 2013. L’anno scorso in questo periodo la depressione è stata dichiarata la causa numero uno di sofferenza umana e disabilità e i numeri stanno aumentando, non c’è un gruppo demografico in cui i numeri stiano diminuendo e in ogni gruppo demografico i numeri stanno crescendo quando guardiamo la epidemiologia. Infatti è tra i 25 e i 44 anni che viene rappresentato il più ampio gruppo di persone che soffrono di depressione ma il gruppo con una più rapida crescita sono i loro bambini e questa è una delle cose che mi preoccupano. Quando si vede un ragazzo di 14 o 15 anni che soffre già di depressione, che ha i segni, i sintomi, come se ne fosse coinvolto, questa è una base di cui preoccuparsi, una base ancora più forte. E’ quello che è accaduto dieci anni fa a partire da ora quando questi adolescenti depressi diventano dei genitori. Abbiamo tre studi di generazioni che mostrano notevolmente in maniera chiara che da una generazione alla successiva la depressione aumenta in maniera preponderante, la depressione aumenta fortemente. Mi dispiace specialmente dei più giovani tra noi che sono ad un elevato rischio ora per tutti i tipi di motivi, uno dei punti in merito all’aspetto sociale della depressione.

Perché la depressione sta aumentando in maniera così drammatica. Pensate alla vostra risposta in merito, bene la struttura sociale è cambiata radicalmente nel tempo e se guardiamo le cose come l’influenza della Tecnologia, lo smartphone che porti con te è uno degli elevati fattori di rischio per i giovani di oggi che sono dipendenti dalla Tecnologia, diversi test hanno dimostrato che se chiedi a qualcuno di smettere di controllare il loro cellulare per due ore reagiscono veramente male.

E’ così radicato nella qualità della loro vita come principio generale che se la maggior parte del tempo lo passi di fronte ad uno schermo che sia piccolo o che sia grande vuol dire che probabilmente soffri di depressione. Hai sentito parlare di persone che soffrono dell’epidemia della solitudine paradossalmente in questo mondo superaffollato le persone muoiono di solitudine e di fatto è come se interpretassero un ruolo significativo. Quindi se parlo di cosa ha causato la depressione la migliore risposta che posso darti è “tante tante cose” ed è per questo che il cammino di ogni persona in depressione è diverso è per questo motivo che qualsiasi percorso questo persona troverà per venir fuori dalla depressione sarà unico per loro. C’è un miglior modo per trattare la depressione? Assolutamente no. C’è un miglior approccio? Assolutamente no. Il miglior approccio è quello che va bene per te ed è una cosa importante perché nel momento in cui prendi la decisione di chiedere aiuto, di trarre vantaggio dal fatto che ci sono esperti che hanno studiato queste cose per un lungo periodo e hanno imparato molto e sanno come fare terapia bene e che il tuo percorso sarà diverso e unico, non c’è un modo standard per farlo e quindi questo è un punto importante. Ora parlo dei tuoi fattori di rischio, i tuoi tu come individuo, non sono gli stessi degli altri, quando dico che ogni persona ha il proprio percorso e svilupperà il proprio percorso, il tuo compito consiste nell’imparare quali sono le tue vulnerabilità, quali sono i tuoi fattori di rischio, cosa è veramente problematico per una persona non lo è per un’altra, quello che una persona evita con un po’ di energia in suo possesso altri possono affrontarlo apertamente e felicemente. Siamo tutti diversi, quindi consideriamo questo aspetto che non va preso sottogamba e dobbiamo veramente apprezzare che è questo livello di attenzione individuale che diventa una delle cose più importanti che puoi fare. Quindi guardiamo al fatto che al momento la forma più comune come terapia, la forma più popolare come terapia sono gli antidepressivi che sono diventati popolari nel 1980 con il primo lancio di Prozac, il primo degli antidepressivi della nuova generazione. Non parlerò molto degli antidepressivi, al momento si sanno solo pochi aspetti generali. Quello che dirò in maniera definitiva è che bisogna fare molto affidamento sulle medicine che sono viste come una risposta e posso dirti che più capiamo l’aspetto sociale della depressione, più posso dire con certezza che non ci sarà mai una droga che cura la depressione, come non ci sarà una droga che cura il razzismo o la povertà guardando questo tramite le lenti della biologia che è una prospettiva eccezionalmente limitata. Perché ho creato delle slide che mostrano i fattori biologici, fattori psicologici e fattori sociali. Quindi non dipende dal fatto che io sono contrario agli antidepressivi, si sa che la maggior parte delle scritture per l’enciclopedia Britannica non possono dirlo perché è una mia opinione in merito. Gli antidepressivi possono fare bene due cose in maniera ragionevole, possono aiutarti a gestire i sintomi vegetativi, problemi come disturbi del sonno, mancanza di appetito, e possono aumentare la soglia sulla depressione, questo può essere vero per almeno la metà delle persone che prendono medicinali. Se prendi solo medicine bisogna riconsiderare le medicine che hanno il più alto tasso di ricaduta per ogni forma di terapia. Quindi anche se sei un fan di medicinali, e credetemi c’è gente che mi dice sempre questa medicina mi ha salvato la vita, io credo loro non c’è motivo per non crederli, ma il punto più grande su cui mi soffermo è che non è abbastanza, non è abbastanza ed ecco perché non è sufficiente: nessun quantitativo di medicinali ti aiuterà a sviluppare capacità e a gestire stress, nessun tipo di educazione ti aiuterà a sviluppare un migliore stile esplicativo e attributivo o ti aiuta a creare e mantenere relazioni positive con altre persone o ti aiuta a sviluppare il tipo di capacità cognitive e ti aiuta a pensare in maniera critica in merito all’esperienza invece di essere bloccato dai tuoi sentimenti, non ti aiuterà a sviluppare capacità di problem-solving e a sviluppare un miglior modo per prendere decisioni nelle strategie e non ti insegnerà a costruire un supporto e una rete con persone che ti aiuteranno a mettere una fine a tutte le cose che accadono nella vita e non ti aiuterà a costruire una delle cose più importanti nella terapia. E’ come poter creare un futuro convincente, sai nel passato qualsiasi situazione di stress che si è potuta affrontare, guardo e ascolto queste esperienze tutte le volte e sono tragiche ma se poniamo la domanda chi riesce a superare la depressione e chi no, le persone che si ritrovano andando avanti e che iniziano a pensare come vorrei che fosse la mia vita riescono meglio delle persone che continuano a fossilizzarsi sul passato, il passato che non si può modificare e questa è proprio la chiave e queste droghe non ti aiuteranno a risolverlo. Quindi se guardiamo a quali sono i fattori di rischio di cui sto parlando quando dicono che ci sono punteggi di fattori di rischio, letteralmente dozzine e dozzine di fattori di rischio, cose che messe insieme o singolarmente possono provocare la depressione facilmente. Voglio mettere in evidenza per voi alcuni elementi chiave, alcuni fattori di rischio che hanno un più grande effetto rispetto a quello che fanno gli altri e li descriverò per voi, dandovi un’idea di come sembrano e di cosa potreste fare per loro e di come funzionano. Ora vi nomino come prima cosa: Orientamento interno Generazione di stress Ruminare su eventi passati Pensiero globale Aspettative irreali Guardiamo ad ogni fattore di rischio individualmente e a come influenza la qualità globale delle vostre esperienze, il primo “Orientamento interno” quando parliamo di Orientamento interno intendo semplicemente “quello che le persone fanno e che si usano come punto di riferimento, usano i loro sentimenti per prendere delle decisioni, usano i loro sentimenti per interpretare le cose che interpretano, eventi che accadono nella loro vita. L’orientamento interno ti porta in questo mondo, ci sono realmente degli scrittori di depressione che hanno inquadrato la depressione come lo stato più narcisistico di tutti. Ovviamente questa è chiaramente un’esagerazione ma si riferisce alla qualità dell’assorbimento di sé stessi, quello che intendo dall’orientamento interno e quando si usano i sentimenti come indicatore di cosa fare si fanno degli errori. So che ci sono persone che vagano nel mondo che gli dirà di seguire i sentimenti, di ascoltare i propri sentimenti, di ascoltare cosa gli dice il cuore, posso dire come psicologo e esperto di depressione che è veramente un pessimo consiglio perché i vostri sentimenti possono deludervi facilmente, la gente può pensare facilmente che le cose sono peggiori di quello che sono, la gente può pensare che le cose siano migliori di quello che sono per avere la capacità di andare oltre sé stessi e capire qualcosa in merito a cosa sta accadendo al di là degli stessi, quando dico orientamento interno è la soggettività, questo è quello che credo, questo è quello che e come lo sento, questo è quello che è e quando la gente prende cattive decisioni che senza volerlo rendono la loro vita peggiore questo si riferisce a quello di cui sto per parlare nel prossimo argomento con Generazione di stress, ma il punto di cui voglio parlare ovvero di cosa questo significa su cosa fare realmente pongo l’obiettivo ovvero quindi di imparare a testare la realtà, una delle più importanti capacità che si possono sviluppare nella vita è testare la realtà. Come posso andare oltre me stesso per sapere se questo è veramente quello che sta succedendo e se guardi in quel momento queste persone sono nei guai quando sono incartate internamente e qualsiasi cosa che credono succeda non ha niente a che vedere con quello che realmente succede fuori, i medici la definiscono rigidità cognitiva, sinceramente il problema chiave delle persone depresse è che pensano a delle cose e fanno l’errore di crederci veramente. Pensare è pericoloso potenzialmente e senza la capacità di imparare a come uscirne, quello che si può fare nei test della realtà è di essere prigioniero dei propri pensieri e se i tuoi pensieri sono deprimenti sei nei guai ed ecco perché soprattutto qui in Australia dove la TCC è uno degli approcci più comunemente applicati e in maniera appropriata aiutando le persone ad imparare le competenze cognitive so come accumulare le informazioni e come usarle invece di raggiungere conclusioni infondate e credendo alle cose che vanno avanti e certamente questo si riferisce anche all’isolamento sociale. Uno dei valori delle relazioni è quando ci sono delle persone abbastanza vicine a te a cui puoi dire, ecco cosa sta succedendo ecco cosa penso in merito sperando che si prendano cura abbastanza di te e che ti siano sufficientemente vicini per poterti dire non penso che tu abbia ragione, ecco perché la più importante capacità per controbattere la rigidità cognitiva è la flessibilità cognitiva, come puoi esercitarti a generare molteplici spiegazioni per le cose che accadono, un semplice esempio ti chiamo non sei a casa e ti lascio un messaggio “Ciao sono Michael sono le 10.00, richiamami. Ora sono le 22.00 e non mi hai richiamato, se sono una persona depressa qual è l’attribuzione prevedibile o la spiegazione sul perché non mi hai richiamato “ Non ti interesso più” Non mi tirerà su il morale ma non finisce qua poi si passa al secondo livello “Com’è possibile che la gente non si interessi a me, perché le persone non sono mai reattive nei miei confronti, perché le persone non continuano ad essere mie amiche e la cosa in più che sai è che questa persona sviluppa questo pensiero fino ad avere una crisi con tendenze suicide perché non le hai richiamate. Ecco come funziona, questo è l’orientamento interno, formare le persone a generare diverse spiegazioni sul perché questa persona non ha chiamato “sarà per questo o per questo” la risposta è “Non lo so” per dominare la capacità di riconoscere quello che non sai invece di inventare e poi finire per crederci. Il secondo fattore di rischio si chiama generazione di stress, è al momento uno dei modelli più sviluppati di depressione e ha raggiunto già un significativo livello di supporto empirico. Quello che la generazione di stress comunica è come le persone prendono delle decisioni che complicano l’inasprimento della loro depressione, non lo fanno intenzionalmente ma si riferisce alla qualità del loro potere decisionale e se le persone non ha un buon potere decisionale quando seguono il loro cuore, seguono i loro sentimenti faranno degli errori, quindi per esempio posso dire al mio cliente depresso “Posso vedere attraverso le ragnatele che non ti muovi molto e conoscendo questo esercizio ha una percentuale di successo del trattamento che si combina con gli antidepressivi con una percentuale di ricaduta più bassa, sarebbe una buona idea per te esercitarti e regolarmente il mio cliente dice “lo so ma non sento che mi piace”, le persone ti dicono che sei veramente depresso che devi andare dal medico e tu dici no. Pessima decisione, vai dal dottore e il dottore dice “Ecco il nome di tre terapisti, scegli uno che possa aiutarti, lo spiegazzi e lo butti via, “pessima decisione”, ecco cosa intendo per generazione di stress, quante decisioni prendi in un giorno, e questo è quello che viene fuori dal campo di neuroscienza affettiva, è solo un titolo di fantasia su come gli umori influenzano i processi per prendere decisioni. E’un campo affascinante e si riferisce al fatto che non sono solo ai processi cognitivi che accadono, l’umore influisce su di loro, il tuo umore influisce su cosa ricordi, il tuo umore influisce su come ricordi, il tuo umore influisce la qualità delle scelte che fai.

DISTORSIONI COGNITIVE

Aaron T. Beck , noto psichiatra che ha studiato per pià di trent'anni gli schemi di pensiero degli individui depressi, ha osservato (come anche altri esperti del settore) che le persone depresse spesso compiono errori nell'interpretare le esperienze. Beck concepì l'approccio noto "terapia cognitiva" per individuare tali distorsioni e correggerle.

Ognuna delle distorsioni cognitive elencate rappresentra una modalità di interpretazione di informazioni ed esperienze che stimola i sentimenti depressivi. Il modello cognitivo insegna che le emozioni sono direttamente legate alle percezioni, l'accento è posto sulla possibilità di reagire agli eventi in maniera il più possibile razionale. La razionalità consiste nell'imparare ad avere le idee chiare e a soppesare i dati di fatto prima di giungere alle conclusioni, mantenendo così i sentimenti in linea con la realtà. Una giusta dose di razionalità, ben gestita e integrata, può alleviare e prevenire molti episodi di depressione. In che modo? Evitando che le persone si perdano negli aspetti dolorosi dei loro pensieri distorti. 

 

Elenco distorsioni cognitive

 

Pensiero del tutto o nulla (dicotomico)

Ipergeneralizzazione

Filtro mentale (percezione selettiva)

Esclusione del positivo

Saltare alle conclusioni

Esagerare (catastrofizzare) o minimizzare (banalizzare)

Ragionamento emotivo

Affermazioni basate sul dovrei

Etichettare e mal etichettare

Personalizzare

 

 

PENSIERO DEL TUTTO O NULLA

 

Il pensiero del tutto o nulla consiste nella tendenza a dare interpretazioni estreme. Proviamo a individuare cosa c'è di estremo nei seguenti esempi:

prendere 28 a un esame e sentirsi un fallito, non ottenere una promozione sul lavoro e sentirsi un perdente, non ottonere un'approvazione unanime e sentirsi rifiutato. Ogni volta che lasciamo che un dettaglio negativo rovini un'intera esperienza, dimostriamo di applicare una modalità di pensiero dicotomica.

Il pensiero estremo è connesso a una bassa tolleranza di fronte alla frustrazione e all'ambiguità. La gente ama la chiarezza e la certezza, perchè la confusione è destabilizzazione. La mancanza di certezza riguardo alla risposta migliore da dare in una certa situazione può creare un bisogno pressante di risolvere la questione immediatamente.Cercando di comprendere la situazione il più velocemente possibile, però, si rischia di compiere errori di giudizio che potrebbero dimostrarsi pericolosi.

Molte situazioni della vita, forse la maggior parte, sono per loro natura ambigue. Sono pochissime le occasioni in cui è possibile applicare il principio del tutto o nulla. Adattarsi alla vita in maniera positiva significa riconoscere che esistono molte sfumature di buono, normale, giusto e morale. L'idea che due persone possano vivere in modi opposti eppure entrambi "giusti" rappresenta un salto verso un più alto livello di consapevolezza. Tale salto permette di accettare il prossimo. Inoltre assumendo un atteggiamento meno estremo, è possibile giudicare se stessi e gli altri meno duramente. Chi promette alla sua parte più critica di allentare la presa si accorge che molte delle cose che fa, anche se differiscono in parte dall'originale idea di perfezione, vanno bene.

 

 

 IPERGENERALIZZAZIONE

 

Ipergeneralizzare significa lasciare che una singola esperienza diventi rappresentativa di un'intera classe di esperienze. Per esempio, chi reagisce a una situazione completamente nuova come se fosse uguale a quelle già vissute dimostra di applicare la distorsione cognitiva della ipergeneralizzazione. Nel caso della depressione, l'ipergeneralizzazione emerge quando una persona giunge a una conclusione generale e poi la applica acriticamente a tutte le situazioni simili. Quando una persona si trova di fronte a un evento negativo può scegliere o riconoscere se si tratta di un tipo particolare di evento negativo, oppure lo utilizza per giungere a conclusioni ipergeneralizzate del proprio valore, (sono un incapace).Sul valore della vita (la vita fa schifo).  E su tutte le situazioni analoghe (succede sempre così).

Ipergeneralizzare significa anche non cogliere la differenza tra situazioni simili ma distinte.Quando una persona, per esempio, dopo una esperienza sentimentale dolorosa conclude che (tutti gli uomoni o tutte le donne ) sono crudeli ed egoisti, sta ipergeneralizzando. Perché? Perché non è possibile dire come siano tutti gli uomini o tutte le donne basandosi su un singolo esemplare e nemmeno su un numero maggiore di esempi che hanno portato sofferenza...

Succede che, quando una relazione si interrompe alcune persone decidano che: Poiché non ci si può fidare delle donne o degli uomini non sarò mai più vulnerabile e non mi innamorerò più. Quelle persone possono arrivare a costruire la loro intera vita su quell'ipergeneralizzazione e mantenere quella decisione irrazionale anche per anni. La soluzione consiste nell'imparare a distinguere le diverse situazioni, perchè ogni situazione può essere giudicata meglio se considerata singolarmente

Trattare tutti gli uomini o tutte le donne come se fossero identici è una chiara distorsione; per evitare la sofferenza di una separazione, bisogna imparare a giudicare con chi valga la pena di avere una relazione e da chi invece è meglio tenersi alla larga. Ci sono molti uomini e donne meravigliosi in giro, ma ci sono anche uomini e donne di cui non ci si può fidare.

Affrontando le convinzioni che solitamente sottostanno alla depressione, bisogna essere consapevoli del fatto che è proprio l'ipergeneralizzazione di quelle convinzioni che conduce alla loro acritica accettazione. Chi non distingue le differenze fra situazioni anche simili rischia di reagire ad esse come se fossero tutte uguali. Uno schema come questo, basato sul fare di tutta l'erba un fascio induce a incorrere sempre negli stessi errori alimentando quindi la negatività, la mancanza di autostima e la depressione.

Il fatto che per la gente sia difficile superare i pregiudizi è piuttosto evidente per chiunque. Anche la scarsa immagine di sé può essere considerata come un pregiudizio contro se stessi. Chi é giunto alla conclusione di non avere speranze o di essere incompetente può sfidare quell'immagine negativa di sé compiendo azioni che possano alterare quel punto di vista. Per esempio chi pensa di non poter acquisire nuove conoscenze, si iscriva a un corso che lo interessa e faccia tutto il possibile per renderla un'esperienza soddisfacente.

 

 

FILTRO MENTALE

 

Usiamo un filtro mentale quando ci concentriamo su un singolo aspetto di un'esperienza escludendo altri dettagli significativi. La straordinaria abilità degli individui depressi di concentrarsi solo sugli eventi negativi causa o esaspera i sentimenti sgradevoli. Chi si accorge che la sua prima o automatica reazione alle situzioni e alle persone é negativa, dovrebbe sfidare se stesso e non fermarsi lì. Dovrebbe uscire dal suo schema e ceracre degli aspetti della situazione o della persona che siano neutri o addirittura positivi. Esercitandosi nell'andare al di là dei soli aspetti negativi, sarà possibile ampliare la prospettiva includendovi anche i fattori neutri e quelli positivi. Per esempio, se la cassiera di un negozio mi da il resto sbagliato, potrei pensare automaticamente che sia disonesta o che voglia approfittarsi di me. Ma proviamo a pensare a quell'azione come neutra (era troppo occupata o distratta, o troppo distratta perché parlava con qualcun altro) o addirittura positiva (si impegnava nell'essere particolatmente veloce per offrire un servizio migliore) le sensazioni scatenate da un'interpretazione negativa o da una neutra o positiva saranno molto diverse. l'abilità di procedere in questo modo, come tutte le abilità presentate in questo libro, richiede esercizio. Prima è necessario riconoscere in che modo un comportamento possa avere un impatto sulla depressione, poi bisogna rompere lo schema abitualmente applicato ai nostri pensieri e alle nostre azioni.

 

ELIMINAZIONE DEL POSITIVO

 

Si definisce "squalificare il positivo" la tendenza a rifiutare gli imput positivi sottovalutandoli o ignorandone l'importanza. In generale, abbiamo tutti la tendenza a sottovalutare ogni cosa contrasti con il nostro sistema di credenze. La "dissonanza cognitiva" è il fenomeno che spiega la tendenza a ignorare, minimizzare, distorcere le informazioni nuove per renderle coerenti con ciò che già sappiamo. Chi si considera una persona per bene e fa uno sgarbo a qualcuno, cambierà la sua opinione di sè? No, troverà un modo per spiegare l'evento  (tipo ero stressato, confuso, ferito) e continuerà a considerarsi una brava persona. Il meccanismo della dissonanza cognitiva mantiene stabile il nostro mondo, inducendoci a reagire agli eventi in modo prestabilito e ragionevolmente coerente. Chi ha un sistema di credenze negativo, probabilmente, sottovaluterà il positivo. Un ottimista invece probabilmente rifiuterà i segnali negativi. Il meccanismo della dissonanza cognitiva può mantenere la depressione.  Per esempio se qualcuno non è soddisfatto di sé e rifiuta l'opinione degli altri che invece gli attribuiscono delle doti, rimarrà solo con il negativo e l'immagine di sé non potrà che continuare a peggiorare.Per interrompere il circolo vizioso, si può iniziare con qualcosa di semplice. Quando riceviamo un complimento potremmo dire grazie, per esempio.

Ognuno sa fare qualcosa di buono e ha qualcosa di buono in sé. Bisogna imparare a riconoscere e a utilizzare le proprie risorse e abilità che sono state a lungo sottovalutate. In questo consiste lo sviluppo del potere personale.

 

SALTARE ALLE CONCLUSIONI

 

Uno degli errori principali che le persone (depresse e non) possiono compiere consiste nel cogliere una parte di informazione e colmare ciò che manca con i propri pensieri. Il risultato é che raggiungono una conclusione anche se i fatti che la sostengono sono solo parziali.Ogni volta che raggiungiamo una qualsiasi conclusione sarebbe opportuno chiederci: "Come faccio a saperlo?", e la risposta e la risposta dovrebbe essere più oggettiva di un mero "me lo sento". L'obiettivo è minimizzare il pensiero soggettivo nell'interpretare ciò che accade. Chi utilizza solo se stesso come unica cornice di riferimento per comprendere le azioni degli altri, dà per scontato che tutti la pensino come lui e che attribuiscano valore agli eventi nel suo stesso modo. Usare, solo il tuo modo di pensare per capire gli altri ti condurrà a essere ferito o deluso quando scoprirai che, invece, gli altri non giocano usando le tue stesse regole. Le cose che per gli altri sono importanti possono non esserlo per noi: per essere realistici rispetto agli altri bisogna imparare a prendere in considerazione ciò che loro ritengono importante. Per evitare di saltare a quelle che potrebbero essere conclusioni errate, c'è bisogno di avere informazioni sufficienti per prendere decisioni chiare e razionali. Quando i dati raccolti sono sufficienti a suggerire il modo di comportarsi? La risposta è quando tutta l'ambiguità che è possibile eliminare è stata eliminata.

Una trappola comune é quella nota come "lettura del pensiero" ovvero, quello che accade quando le persone si comportano come se potessero leggere i pensieri altrui. Nel farlo, reagiscono a ciò che presumono sia il pensiero dell'altro senza preoccuparsi di verificare la loro ipotesi. 

Un altro modo tipico delle persone depresse di saltare alle conclusioni consiste nel formare un'immagine del futuro in cui accadrà qualcosa di negativo. Anticipando l'esito negativo di una situazione la persona vive tutte le sensazioni negative assocciate all'evento sgradevole anche se non si è ancora verificato. per esempio, un impiegato vorrebbe chiedere un aumento al superiore ma è tanto sicuro che gli venga rifiutato da non fare neanche il tentativo, finendo per sentirsi maltrattato dal capo. Ecco che torna il tema dell'importanza delle aspettative e della loro influenza sulle esperienze.

Creare una aspettativa negativa, senza poi riuscire a distinguere le ipotesi soltanto immaginate dalle probabilità concrete, conduce al disagio e alla depressione. Raccomando caldamente di imparare a creare immagini positive e di dedicare del tempo a rilassarsi, immaginando i dettagli e le sensazioni associate con il successo. Le tecniche di auto-ipnosi , metitazione e altri metodi di concentrazione sono molto utili allo scopo.Costruire aspettative positive rispetto alle proprie possibilità di riuscita offre anche il vantaggio di fungere da "allenamento mentale"per l'esecuzione del comportamento desiderato.

Evitando di giungere a conclusioni basate solo su informazioni insufficienti, si riescono anche a evitare alcuni errori ovvi. Quando bisogna prendere una decisione , o quando si tratta di capire la causa di quella cosa, è importante raccogliere il maggior numero possibile per sviluppare unaprospettiva equilibrata e realistica.

 

ESAGERARE (CATASTROFIZZARE) O MINIMIZZARE (BANALIZZARE)

 

La depressione porta le persone a esagerare gli elementi negativi, a concentrarsi solo su quelli e di conseguenza, a minimizzare o sottovalutare i positivi. Un concetto importante per comprendere la depressione è quello di scissione che indica la frammentazione di esperienze globali nelle loro singole componenti. Amplificando la consapevolezza di un solo elemento dell'esperienza, lo si separa dalle altre caratteristiche di quella stessa esperienza, limitando ovviamente la consapevolezza di queste ultime. 

Se chiedo a un cliente di concentrarsi sulla mano destra, non presterà attenzione al suo piede sinistro, finchè non lo avrò nominato.

Concentriamoci sui suoni che ci circondano, dimunuiamo la consapevolezza dei sentimenti. "Attenzione selettiva" significa concentrarsi su una cosa ed essere, conseguentemente, meno consapevoli di tutto il resto. 

La mente cosciente non può prestare attenzione a troppe cose contemporaneamente. Ciò cui scegliamo di portare attenzione, ovviamente, determina anche ciò che decidiamo di ignorare. Per esempio, chi decide di concentrarsi sulla sensazione di aver fallito in una determinata performance perde l'opportunità di rendersi conto che molte delle persone che hanno assistito a quella performance l'hanno apprezzata. Possiamo prevedere quali saranno i sentimenti di chi si concentra su pensieri negativi, invece che sui segnali positivi, mandati dagli altri? Concentrarci su ciò che consideriamo un difetto ci impedisce di accorgerci se qualcuno ci apprezza proprio per quella nostra caratteristica. Allo stesso modo, chi presta attenzione solo al lavoro che non ha portato a compimento, non può accorgersi di tutto il lavoro già svolto. In un terzo esempio, chi si concentra solo su ciò che non ama di se stesso, si mette nella condizione di non notare altri aspetti che potrebbe invece apprezzare.

"Catastrofizzare" significa considerare troppo facilmente la possibilità che ogni evento si trasformi in un disastro. Anticipare in che modo le cose possono andare male per prendere provvedimenti preventivi è una buona idea, ma vedere disastri incombenti ovunque è un'evidente esagerazione. L'ansia spesso associata alla depressione deriva proprio dal vedere pericoli in situazioni obiettivamente tranquille. Ridurre l'attenzione prestata ai possibili disastri ridurrà anche l'ansia.

 

 RAGIONAMENTO EMOTIVO

 

La distorsione nota come ragionamento emotivo indica la tendenza a basarsi solo sui sentimenti per interpretare le esperienze.

Se una persona depressa dà per scontato che i suoi sentimenti riflettano la realtà delle cose, si mette in condizione di subire un insieme di interpretazioni negative e percezioni distorte che non faranno che alimentare la depressione. Qualcuno potrebbe dire "non sono in grado di uscire e socializzare. Sento che quando entro in una stanza, tutti si accorgono che sono un perdente, e non posso sopportarlo. Una persona di questo genere dimostra un evidente ragionamento emotivo, in altri termini, usa i sentimenti per spiegare l'impossibilità di socializzare, invece di valutare i dati di fatto come per esempio le reazioni che gli altri hanno di fronte a lui. In questo caso si finisce col reagire semplicemente ai sentimenti nei confronti della socializzazione, invece di essere obiettivo riguardo alla possibilità che le occasioni sociali siano gradevoli e che gli altri possano essere amichevoli. La differenza fra ciò che dicono i sentimenti e ciò che accade realmente può essere enorme.

Immaginiamo una donna che desideri ardentemente vivereuna storia d'amore. Basandosi sull'affetto che sente per l'uomo che frequenta, decide che anche lui debba provare gli stessi sentimenti per lei. Non crede che sarebbe possibile essere tanto coinvolta se non lo fosse anche lui; ne è convinta nonostante non abbia mai dichiarato il suo amore all'uomo. Dopo alcuni mesi di frequentazione, lei inizia a progettare un matrimonio, una famiglia, una vita con lui.

La realtà, però, è che l'uomo in questione non ha intenzioni serie; é un egoista , un opportunista che vuole solo una relazione sessuale stabile. E' capace di manipolarla e direbbe qualsiasi cosa per avere ciò che vuole. Se la donna lo avesse inquadrato meglio come persona, primadi perdersi nelle sue fantasie di matrimonio, avrebbe capito che non è assolutamemte un tipo da sposare!

Cercare prove concrete che confermino le nostre ipotesi é la prevenzione migliore per evitare di incorrere nello schema rischioso del ragionamento emotivo.

Le emozioni umane possono essere facilmente manipolate. Non è difficile guidare i sentimenti di qualcuno in una particolare direzione, specialmente quando si sfruttano i suoi stessi desideri contro di lui, promettendogli ciò che desidera e che invece non otterrà. Quante sono le persone che vengono raggirate e derubate con promesse fasulle, o sfruttate o sfruttate in relazioni con persone apparentemente affettuose? Per questo affermo seccamente che i sentimenti possono ingannare. Ciò che sentiamo potrebbe avere poco a che fare con ciò che accade veramente. Un abile manipolatore sa indurre negli altri sentimenti che servono solo ai suoi scopi. Alcuni predicatori televisivi, per esempio, sanno indurre sensi di colpa o di paura della dannazione eterna in modo che gli ascoltatori cerchino il perdono o la salvezza; altri fanno in modo di indurre che li ascolta a spedire soldi a Dio, al loro indirizzo, naturalmente.

L' industria cinematografica forse è l'esempio migliore di come sia facile manipolare le emozioni: in due ore di film i produttori sanno creare un insieme di immagini e dialoghi capaci di far vivere allo spettatore tutta la gamma delle emozioni.E che dire dei venditori? A chi non è capitato di ascoltare suadenti discorsi miranti all'acquisto di un bidone di automobile o di qualche inutile accessorio perla casa? Come fanno i venditori a convincerci a comprare?

Ovviamente quando facciamo l'acquisto sentiamo che quel venditore merita fiducia e che il prodotto sarà soddisfacente. Se l'affare poi si dimostra un bidone, probabilmente ce la prenderemo con noi stessi per aver creduto a un piazzista senza scrupoli. Questi esempi rendono evidente che i sentimenti possono essere facilmente manipolati e che bisogna considerare altri fattori, quando si tratta di prendere decisioni importanti.

Predicatori televisivi, produttori cinematografici  evenditori sono esempi piuttosto ovvi di manipolatori, ma ci sono anche persone che, non dovrebbero essere manipolative, fra familiari e amici, e invece lo sono. Per essere obiettivi però, bisogna riconoscere che quelle persone sono, prima di tutto, esseri umani e quindi soggetti al desiderio di ottenere ciò che vogliono. Nessuno sfugge a questo impulso!

Chi crede di dover fare affidamento esclusivamente sull'intuito  ("Fidarsi sempre dell'istinto") per prendere decisioni importanti, si rende vulnerabile a persone e situazioni che possono influenzarlo senza che se ne accorga. Basta ricordarsi di tutte le volte che le intuizioni si sono dimostrate sbagliate, per capire come i sentimenti e l'istinto possono facilmente condurre a errori di giudizio. Questo non significa che bisogna sottovalutare i sentimenti, ma fare delle distinzioni.I sentimenti possono essere considerati un indicatore di come rispondere a uno stimolo, ma suggerisco di fare un passo ulteriore, andando al di là dei sentimenti per cercare altri dati di fatto rilevanti.

L'esperienza clinica mi ha insegnato che uno degli errori più frequenti delle persone depresse consiste nel reagire ai propri sentimenti (sogni, desideri, auspici, fantasie, aspettative) senza cercare prove della loro fondatezza. Vale la pena di ripetere che i sentimenti possono essere una base per decidere come agire, ma bisogna anche ricordare che offrono presupposti estremamente soggettivi e arbitrari. Bisogna roicordare che I SENTIMENTI POSSONO MENTIRE!. Ogni volta che è possibile, conviene cercare mezzi più oggettivi per decidere come comportarsi.

Meno analisi, più azione.

Per chi soffre di depressione, l'idea di sperimentare diversi approcci terapeutici piò sembrare tutt'altro che allettante, spesso ci vuole molta energia per fare anche un solo tentativo ed è naturale desiderare che gli sforzi impiegati producano i risultati auspicati. Avendo lavorato con tanti clienti depressi negli ultimi vent'anni mi sono reso conto che se la persona con cui lavoro non è particolarmente dotata di pazienza ho poco tempo per capire cosa succede, indicarle una direzione utile e avviarla sul sentiero della guarigione. 

E' dimostrato che la maggioranza degli individui depressi che potrebbero trarre beneficio da una terapianon si rivolgono ai professionisti che sarebbero in grado di aiutarli. Nonostante la riconosciuta utilità di una consulenza psicologica, infatti, solo una persona depressa su quattro si rivolge a un professionista della salute mentale.

Le spiegazioni di questo fenomeno sono almeno due. In primo luogo, molti di coloro che sono clinicamente depressi non sanno di esserlo e credono, invece, di avere un qualche problema fisico che annulla la loro energia e la gioia di vivere, quindi si rivolgono a un medico elencando alcuni dei classici sintomi spiegati dal DSM-IV. Questo percorso potrebbe essere funzionale se il medico a quel punto diagnosticasse correttamente la depressione, ma purtroppo le ricerche dimostrano che solo la metà delle persoone depresse che si rivolgono al medico generico ricevono una diagnosi esatta. Un altro motivo per cui spesso la depressione non viene curato nonostante l'esistenza di terapieche funzionano, risiede nella natura stessa della depressione: tipicamente chi ne soffre non ha speranza e pensa che non ci sia rimedio a ciò che considera alla base del suo malessere. Chi non ha speranze difficilmente avrà voglia di investire energie e temponella ricerca e nella costruzione di una relazione nuova con un terapeuta. Questo può sembrare un progetto troppo grande quando la mancanza di speranza fa solo pensare " perché darsi da fare? Nessuno potrà aiutarmi!" Nonostante la guarigione dalla depressione non solo sia possibile ma molto probabile , ci si può convincere che procurarsi un aiuto  sia uno sforzo inutile che condurrà solo al fallimento.Questo no è vero naturalmente, ma è la conclusionbe cui possono portare le modalità del pensiero depressivo. Alcuni, poi, cercano aiuto presso un terapeuta o un libro di auto-aiuto ma rinunciano quando si accorgono che non ci sono cambiamenti radicali e immediati. E' dimostrato, infatti, che un terzo delle persone depresse abbandonano il trattamento prima che sia concluso, ciò avviene a causa di aspettative irrealistiche di "cure istantanee"parte alimentate dalla popolarità del prozac, altrevolteciò succede perchè il terapeuta sceglie un trattamento che manca il bersaglio.

E' comunque corretto affermare che con la giusta impostazione dell'intervento e con un cliente realistico che riconosca la necessità di partecipare attivamente, la guarigione è una aspettativa concreta.

Depressione in "pillole"

La depressione

 

E’ chiamata anche "depressione clinica", "depressione maggiore" o "depressione unipolare". NON è uguale al Disturbo Affettivo Stagionale (SAD) o al disturbo bipolare (un tempo definito disturbo maniaco-depressivo). Questi sono diversi, sebbene possano essere correlati, disturbi dell'umore.

La depressione è il disturbo dell'umore più comune negli Stati Uniti e nel mondo. Attualmente la seconda condizione umana più debilitante al mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); L'OMS ha predetto più di un decennio fa quando era la quarta condizione più debilitante che entro il 2020, la depressione sarebbe aumentata in prevalenza per essere la seconda condizione più debilitante, ma quella sfortunata pietra miliare fu già raggiunta alla fine del 2013.

Non è un disturbo solo biologico, nonostante le credenze così diffuse e comuni ma errate per cui é il risultato di entrambi i "geni cattivi" (non esiste un singolo "gene della depressione" ma ci sono geni che possono renderti vulnerabile alla depressione) o uno "squilibrio chimico" nel cervello.

E’ causata da molti fattori; alcuni sono biologici, alcuni sono sociali e alcuni sono psicologici; non è causato da un solo evento o fattore.

La depressione continua a crescere costantemente tra tutte le fasce d'età, ma più comunemente nella fascia d'età 25-45 anni.

Cresce al ritmo più veloce nei bambini e negli adolescenti.

Passa dai genitori depressi ai loro figlia causa dell’interazione fra loro, cioè, i genitori fungono da esempi che i figli inconsapevolmente modellano nei loro valori e prospettive, compreso il modo in cui affrontano le avversità, gestiscono e risolvono i problemi e conducono relazioni.

E’ contagiosa, non in senso virale, ma in senso sociale; l'umore e la prospettiva si diffondono.

E’ diagnosticata più spesso nelle donne che negli uomini, e in alcune culture più che in altre.

E’ sperimentata in modo diverso da ogni individuo, anche se ci sono molte caratteristiche comuni tra gli individui.

E’ tipicamente complicata dalla presenza di altri problemi coesistenti, come l'ansia o una malattia medica.

E’ altamente reattiva ai buoni trattamenti che enfatizzano l'abilità attiva.

E’ più probabile che sia ricedivamente quando non viene trattata.