Il Film

La personalità Borderline ci é stata raccontata specificatamente e approfonditamente in un film e ci ha fatto emozionare e coomuovere : "RAGAZZE INTERROTTE" 

Diretto da James Mangold, interpretato da Winona Ryder, Angelina Jolie, Clea Duvall, Brittany Murphy, Elisabeth Moss.

 

La trama

Susanna Kaysen è una ragazza all’apparenza normale, con un cattivo rapporto con i genitori, piena di insicurezze e debolezze.

Una sera, dopo aver preso varie pastiglie per il mal di testa, partecipa ad una festa in cui abusa di vodka, finendo per sentirsi male. I genitori, decidono di portarla da un amico psichiatra, il quale la invia in un ospedale psichiatrico, il Claymore Hospital. Nell’ospedale incontra le sue future compagne: Lisa, Daisy, Polly, Georgina e Janet.

Susanna stringe un forte rapporto di amicizia con Lisa, la quale un giorno organizza insieme alle altre ragazze una fuga nell’ufficio di una psicologa, dove troveranno e leggeranno le proprie cartelle cliniche.

In un susseguirsi di fughe dall’istituto ed eventi inaspettati Susanna, a differenza di Lisa, deciderà di tornare al Claymore Hospital. Nel suo viaggio Susanna imparerà ad accettare il fatto di soffrire di disturbi psicologici, riuscirà a conoscere se stessa e ad affrontare serenamente la propria vita.

 

 

 

 

Personalità borderline. Questa immagine racconta il nucleo delle emozioni, della instabilità e della contraddizione di questo disturbo. Perfezione, rifiuto, amore, odio. Vai via, amami, ti odio. Per favore amami.

La personalità "borderline" attraverso il modello strutturale di Otto Kernberg

La personalità borderline è quella che supera i confini,  che fa spingere verso una vita "al limite". Il termine deriva dall'inglese border che significa confine. Ma al limite rispetto a cosa? In quale misura e in che modo lo si supera questo confine?

 

Kernberg, eminente psichiatra e psicoanalista di fama modiale ha ideato uno strumento psicodiagnostico definito "strutturale" per individuare alcuni disturbi di identità che aiuta i professionisti del settore a centrare la diagnosi e intervenire con la cura specifica possibile.

 

Oltre quella che può sembrare una etichetta o una diagnosi Kernberg ci parla di personalità e questo ci aiuta a non sottovalutare che ogni persona è unica 

e dotata di risorse e talenti spesso inespressi o latenti.

 

Nel caso specifico di personalità borderline, il termine personalità non indica un «tipo» di organizzazione differenziandolo da un altro tipo, ma il «livello» in cui queste organizzazioni si fanno (a prescindere dal fatto che sia una organizzazione di tipo paranoide piuttosto che istrionico…). Si può pertanto avere una personalità paranoide borderline, ma anche una personalità paranoide non necessariamente borderline, oppure una personalità borderline che in alcuni casi si esprime con un tipo di organizzazione paranoide e in altri con un tipo di organizzazione narcisista, istrionico… Quando, perciò, la psicologia clinica studia la personalità fa due tipi di osservazione: il livello più o meno evoluto a cui è giunto lo sviluppo di una persona e lo stile con cui quella persona, all’interno di quel livello, si muove e si esprime. Ci sono (e questo è uno dei contributi di Kernberg) tre livelli di organizzazione: nevrotico, borderline, psicotico (che vanno dal più evoluto/maturo al meno evoluto/patologico). Usando un’immagine, se potessimo paragonare la persona ad un pacco regalo, sono due le cose da considerare: il modo in cui è fatta la scatola (più o meno resistente, consistente, flessibile, impermeabile…) e il tipo di carta che avvolge questa scatola (colorata, a tinta unita, disegnata…).

 

Dire personalità borderline significa riferirsi alla scatola, mentre gli stili di personalità (ossessivocompulsiva, paranoide…) di cui abbiamo scritto nei numeri precedenti si riferiscono ai tipi di carta possibile che si possono usare per rivestire la scatola. Per restare nell’immagine, secondo Kernberg esistono tre modi di assemblare le scatole, più o meno resistenti: nevrotico, borderline, psicotico. Ciascuna di queste scatole può essere avvolta da carte diverse, per cui potremo avere un borderline ossessivo, un borderline paranoide, un borderline isterico… così come possiamo avere un nevrotico ossessivo, un nevrotico paranoide, un nevrotico isterico… 

 

Il nucleo del disturbo

 

Per capire il livello di organizzazione della personalità borderline va ricordato che organizzarsi interiormente significa formarsi delle rappresentazioni interiori (o immagini mentali) di se stesso, degli altri, delle cose e anche dei simboli (ad esempio, di un particolare gruppo, del lavoro che si fa, della vita matrimoniale o monastica, della missione…). Queste rappresentazioni interiori, dall’infanzia in poi, si sviluppano e si elaborano nell’Io a seguito della introiezione delle relazioni fra Io e mondo esterno. Grazie all’elaborazione interiore dei modelli relazionali appresi, la struttura dell’Io si sviluppa, si differenzia, si organizza progressivamente. Perciò, organizzarsi sempre meglio significa internalizzareiii sempre più accurati e migliori modelli relazionali (cognitivi-affettivi-comportamentali) con gli altri e con gli oggetti del mondo esterno, fino al punto di arrivare a riconoscere l’oggetto nella sua indipendenza (come entità autonoma nel suo esistere e reagire), e nella sua totalità (come entità composta di elementi «buoni» e «cattivi», «piacevoli» e «spiacevoli», «forti» e «deboli», tutti facenti parte dell’unico e medesimo oggetto).

Questa capacità di tenere uniti aspetti diversi, ma tutti appartenenti allo stesso oggetto è un presupposto perché l’Io arrivi ad una relazione totale appagante con se stesso e con la realtà circostante. Ossia, solo chi si rapporta in modo ampio e realista con se stesso («Sé come oggetto») può anche apprezzare in modo durevole e disinteressato un oggetto da lui indipendente e può riconoscerlo rispettandone tutte le sue caratteristiche. Questa è proprio la difficoltà della organizzazione borderline. Quando la capacità di percepire e di reagire agli oggetti totali è ridotta, ci si ferma ad «oggetti parziali» e, dunque, ad organizzazioni meno evolute, come nel caso borderline. Di tutte le caratteristiche degli oggetti (compreso il proprio Io), il soggetto seleziona solo gli aspetti piacevoli o, all’opposto, solo quelli spiacevoli (ad esempio, di una persona sa cogliere solo l’aspetto sessuale, o di simpatia, intelligenza…) e svaluta quelli opposti o addirittura neanche li vede. Non riesce a vedere l’oggetto nella sua verità totale di bello e spiacevole simultaneamente, e anziché coglierlo nella sua indipendenza, prende di esso solo quelle parti che gli servono per mantenere quella che ritiene la propria stabilità psichica.

Ne deriva che con l’oggetto specifico avrà una relazione parziale e tendenzialmente instabile: quando quell’oggetto gli apparirà «tutto bello» lo idealizzerà in modo spropositato e quando esso non mostrerà più soltanto il suo aspetto bello e piacevole, gli apparirà «tutto brutto» e la relazione perderà di significato, soprattutto da un punto di vista emotivo . Caratteristiche centrali del livello di organizzazione borderline

 

Secondo Kernberg ci sono tre possibili livelli di organizzazione di personalità: psicotico, borderline e nevrotico (ricordiamoci l’immagine della scatola!).

 

Per distinguerli, Kernberg individua tre criteri centrali:

 

-diffusione verso integrazione dell’identità,

-meccanismi di difesa utilizzati,

-capacità dell’esame di realtà.

 

 

DIFFUSIONE VERSO INTEGRAZIONE DELL’IDENTITÀ.

 

Le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto sono nettamente differenziate. Le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto sono scarsamente differenziate oppure è presente un’identità delirante. Identità integrata: le immagini contraddittorie del Sé e degli altri sono tenute unite in una visione differenziata ma unitaria. Diffusione di identità: gli aspetti contraddittori del Sé e degli altri sono scarsamente integrati e sono tenuti separati fra di loro.

 

MECCANISMI DI DIFESA UTILIZZATI

 

Repressione e difese di alto livello: formazione reattiva, isolamento, annullamento retroattivo, razionalizzazione e intellettualizzazione. Scissione e difese di basso livello: idealizzazione primitiva, identificazione proiettiva, negazione massiccia, onnipotenza, svalutazione. Le difese proteggono dal conflitto intrapsichico. L’interpretazione migliora il funzionamento. Le difese proteggono dalla disintegrazione e dalla fusione del Sé con l’oggetto. L’interpretazione provoca regressione.

 

CAPACITÀ DELL’ESAME DI REALTÀ

 

È mantenuta la capacità di esaminare la realtà: differenziare il Sé dal non-Sé, distinguere le origini intrapsichiche da quelle esterne degli stimoli e delle percezioni. La capacità di esaminare la realtà è persa. Esiste la capacità di valutare il Sé e gli altri in profondità e realisticamente. Si verificano alterazioni nei rapporti con la realtà e nei sentimenti di realtà. Mentre il livello nevrotico di organizzazione ha raggiunto un certa integrazione di identità, quello borderline e psicotico sono caratterizzati dalla sindrome di diffusione di identità.

 

Mentre il livello nevrotico di organizzazione usa un sistema difensivo centrato sulla repressione, quello borderline e psicotico usano difese più primitive, centrate sulla scissione (la repressione distingue, ma non tralascia; la scissione spacca e la parte che tralascia non esiste più). Mentre il livello psicotico di organizzazione ha perso l’esame di realtà (per cui la patologia si vede anche ad occhio nudo), il nevrotico e il borderline lo conservano. Una personalità organizzata a livello borderline è dunque caratterizzata da:

 

a. utilizzo abituale di meccanismi di difesa primitivi, centrati sulla scissione;

b. sindrome di diffusione di identità;

c. generale mantenimento dell’esame di realtà.

 

a. Uso abituale di difese primitive.

L ’analisi del sistema difensivo (ossia delle strategie che usa per far fronte alla realtà) costituisce un buon punto di partenza per comprendere poi anche le altre caratteristiche della personalità borderline. Le persone con organizzazione di personalità borderline fanno uso abituale di difese primitive centrate sulla scissione. Tali difese sono: idealizzazione primitiva, identificazione proiettiva, negazione massiccia, onnipotenza e svalutazione. Vediamone brevemente il funzionamento.

 

Scissione: processo che tiene separati aspetti opposti di uno stesso oggetto, per cui quell’oggetto viene vissuto alternativamente come «tutto buono-tutto cattivo», «tutto bello-tutto brutto»… Manca la funzione sintetica dell’Io, ossia la capacità di tenere uniti quegli aspetti in una visione unitaria e integrata dell’oggetto. La scissione impedisce che avvenga l’integrazione, fonte più importante di neutralizzazione dell’aggressività (infatti, se un oggetto mi appare tutto bello, come faccio a sopportare la rabbia quando mi mostrerà i suoi aspetti brutti?). Quando questa neutralizzazione non avviene, viene a mancare una fonte di energia essenziale per la crescita dell’Io e dunque si ha un Io debole. Scissione e debolezza dell’Io formano perciò un circolo vizioso, dove i due elementi si rinforzano a vicenda: un Io debole predilige una difesa come la scissione perché non ha la forza e l’energia necessaria per la repressione, e d’altra parte la scissione, non permettendo l’integrazione, priva l’Io di quell’energia necessaria per crescere, dunque la debolezza dell’Io viene rinforzata. Manifestazioni della scissione sono la divisione degli oggetti esterni in completamente positivi e completamente negativi, possibili spostamenti totali e bruschi di un oggetto da un estremo all’altro, ribaltamenti completi di tutti i sentimenti e delle opinioni riguardanti una persona, oscillazioni estreme e ripetitive tra concetti di sé contradditori, sbalzi repentini e ingiustificati di umore. o Idealizzazione primitiva: tendenza a considerare gli oggetti totalmente e solamente buoni in modo da assicurarsi la protezione da quelli cattivi e rassicurarsi che gli oggetti idealizzati non possano essere distrutti dalla propria aggressività. Si tratta della creazione di immagini dell’oggetto non realistiche, potenti, totalmente positive. Non c’è interesse per l’oggetto idealizzato, ma per il vantaggio che se ne può ottenere: questa idealizzazione dà un senso di sicurezza e protezione e la possibilità di partecipare alla sua grandezza. 

 

Identificazione proiettiva: aspetti non desiderati di sé, in particolare gli impulsi aggressivi, sono attribuiti – ossia proiettati – ad un'altra persona, ma allo stesso tempo questi aspetti continuano ad essere sperimentati dal soggetto che proietta come se si trattassero di una reazione all’espressione di questi stessi aspetti da parte dell’altra persona. Ad esempio, io sono arrabbiato, ma proietto la mia rabbia sull’altro, come se lui fosse l’arrabbiato, ma dopo di ciò io non mi calmo, ma continuo a sentirmi arrabbiato e questa volta come conseguenza della presunta rabbia altrui dalla quale dovrò tutelarmi (rimango, perciò arrabbiato e – in più – impaurito). In questo modo,chi proietta teme l’altro perché lo sperimenta sotto l’effetto del proprio impulso sgradevole e dunque sorge il bisogno di controllarlo per impedirgli di aggredire e il bisogno di aggredirlo e attaccarlo prima di venire attaccati e distrutti. 

 

Negazione massiccia: aspetti della realtà esterna sono negati, come se non ci fossero più. Kernberg spiega che nella personalità borderline questo diniego denota l’incapacità di tenere insieme due aspetti che hanno connotazioni emotive contraddittorie fra loro. Il soggetto giunge ad escludere aspetti della realtà, più o meno consistenti, che, in ogni caso, appaiono o dovrebbero apparire con una certa evidenza. Ad esempio, un avvenimento disturbante o potenzialmente destabilizzante, viene escluso dalla consapevolezza e la persona giunge a comportarsi come se (ma perfino ad affermare che) quel fatto non fosse nemmeno accaduto. o Onnipotenza: oscillazione tra il bisogno di instaurare in certi momenti un rapporto esigente, assoluto con un oggetto magico idealizzato e comportamenti che tradiscono un profondo senso di onnipotenza magica in se stessi con attivazione di stati dell’Io che contengono rappresentazioni onnipotenti, grandiose, gonfiate di sé. Alcune caratteristiche di questo meccanismo di difesa: la persona idealizzata viene trattata in modo possessivo, spietato, come un’estensione di sé; la smania di controllare gli oggetti idealizzati; un orgoglio smodato per il fatto di possedere degli oggetti totalmente dediti a lui; una forte tendenza alla grandiosità e all’onnipotenza; una convinzione inconscia di avere il diritto di aspettarsi soddisfazione e omaggio dagli altri; sentirsi in diritto di essere trattati come persone speciali.

 

Svalutazione. La svalutazione degli oggetti esterni è corollario dell’onnipotenza: se l’oggetto esterno non può fornire soddisfazione o protezione, ad esso vengono attribuite caratteristiche esageratamente negative e viene abbandonato. La differenza con le personalità organizzate a livello nevrotico è nel tipo di difese utilizzate (il sistema difensivo nevrotico è incentrato sulla repressione), mentre la differenza con le personalità organizzate a livello psicotico sta nel fatto che queste difese negli psicotici falliscono, mentre nel borderline funzionano, cioè riescono a proteggere il soggetto dai conflitti, seppur a spese di un indebolimento delle funzioni dell’Io. Inoltre, se vengono interpretate, nell’organizzazione borderline si nota un miglioramento (seppur spesso breve) nell’adattamento sociale e nell’esame di realtà. Nelle personalità organizzate a livello borderline le difese primitive sono utilizzate in modo abituale e sistematico. Anche i nevrotici le utilizzano a volte, ma non sempre.

 

 

Diffusione di identità

 

La diffusione di identità è una delle conseguenze del sistema difensivo centrato sulla scissione. Consiste in un concetto di sé e degli altri poveramente integrato, in un senso cronico di vuoto, in percezioni contraddittorie di se stessi e piatte degli altri, in comportamenti contraddittori. I segni di questa diffusione d' identità si possono cogliere, ad esempio, nelle incertezze e oscillazioni di queste persone sulle scelte di fondo (affettive, scolastiche, professionali, ideologiche, politiche, religiose…), o nell’incapacità di descrivere se stessi in modo coerente e unitario (spesso di fronte a questa domanda non riescono a trovare una risposta o si ottengono frammenti, e la percezione dell’intervistatore è quella di essere come di fronte a un contenitore vuoto o fluido). Lo stesso accade, di conseguenza, nella percezione degli altri. Quando si chiede di descrivere persone significative si hanno risposte unilaterali dietro cui non si riesce a cogliere la presenza di una persona umana in tutta la sua interezza. Per esempio, alla richiesta di descrivere la madre ci si ferma a dire: «Mia mamma è una grande donna!».

La persona organizzata a livello borderline non riesce a comunicare all’intervistatore significative interazioni con gli altri e dunque l’intervistatore non riesce a provare empatia per lei e il suo mondo.

Secondo Kernberg, alla base di tale diffusione di identità sembra ci sia l’incapacità di integrare gli aspetti contraddittori di sé e degli altri in rappresentazioni più unitarie.

Questa incapacità risale alla fase infantile in cui l’Io è già riuscito a differenziare se stesso dagli altri, ma non ha ancora realizzato il successivo compito di integrare le varie rappresentazioni che si è fatto di sé e degli oggetti, compito reso difficile da una eccessiva aggressività del bambino e dal persistere eccessivo delle difese primitive.

 

L’esame di realtà (termine corrispondente all’inglese reality testing che si potrebbe anche tradurre con: il senso di realtà)

è dato dalla capacità di differenziare Sé e non Sé; di distinguere le origini intrapsichiche da quelle esterne degli stimoli e delle percezioni; dalla capacità di valutare in modo realistico, ossia nel quadro delle comuni norme sociali, il proprio modo di sentire, pensare e comportarsi. La personalità borderline conserva l’esame o senso di realtà: lo si può vedere dal modo coerente in cui risponde (a livello verbale e non verbale) alle domande dell’intervistatore, dalle sue reazioni a chi gli rimarca le forti discrepanze fra il comportamento e le sue convinzioni sociali, oppure dal modo di comportarsi, di sentire o di ragionare che rimane appropriato… Analisi strutturale Accanto a queste tre caratteristiche centrali, Kernberg individua altri elementi strutturali utili per diagnosticare una organizzazione di personalità a livello borderline. Si tratta della cosiddetta «analisi strutturale» che comprende i seguenti elementi:

 

a. Manifestazioni non specifiche di debolezza dell’Io: mancanza di tolleranza dell’ansia mancanza di controllo degli impulsi assenza di canali sublimatori.

b. Spostamento verso il tipo di pensiero del processo primario.

c. Patologia delle relazioni oggettuali interiorizzate 

d. Utilizzo abituale di difese primitive centrate sulla scissione.

 

a. Manifestazioni non specifiche di debolezza dell’Io

Kernberg precisa che si tratta di manifestazioni non specifiche, perché quelle specifiche sono le difese di tipo immaturo e primitivo analizzate precedentemente. La mancanza di tolleranza dell’ansia significa che qualsiasi sovraccarico di ansia rispetto a quella abitualmente tollerabile è occasione per produrre nuovi disagi o sintomi, per fare regredire l’Io o portarlo a scaricare la tensione in comportamenti non appropriati alla situazione. Ciò che conta è dunque il modo in cui l’Io reagisce, non tanto il carico di angoscia in se stesso.

Kernberg sostiene che questa variabile è valutabile in modo adeguato solo dopo un esame diagnostico qualificato della durata di alcune settimane.

Per quanto riguarda la mancanza di controllo degli impulsi, Kernberg spiega che essa si esprime in un’impulsività imprevedibile e intermittente, scatenata solo dall’aumento dell’ansia.

C’è una differenza tra la perdita di controllo dovuta alla drammaticità della situazione (quindi per cause esterne) e quella dovuta alla debolezza intrinseca dell’Io (quindi per cause interne). Quest’ultima si esprime in un’impulsività imprevedibile e intermittente, scatenata solo dall’aumento dell’ansia e non dalla situazione. Per quanto riguarda infine la mancanza di canali sublimatori (si potrebbe anche dire l’area degli interessi), Kernberg precisa che occorre tenere conto di molte variabili, come l’intelligenza del soggetto, il suo grado d’istruzione o l’ambiente sociale in cui è inserito.

Tuttavia, la dimensione importante da valutare è la maggiore o minore presenza di una sfera dell’Io libera da conflitti, riconoscibile nel godimento creativo e nella realizzazione creativa tipiche della capacità di «sublimare».

 

b. Spostamento verso il tipo di pensiero del processo primario.

Le organizzazioni borderline raramente danno prova di disturbo formale nei loro processi di pensiero. È un tipo di vulnerabilità individuabile solo usando certi test proiettivi in cui (e in particolare di fronte a stimoli non strutturati) possono esserci segni di fantasie primitive, smarrimento ad affrontare il compito, comparsa di verbalizzazioni strane.

 

c. Patologia delle relazioni oggettuali internalizzate.

Come già detto, a causa del prevalere della scissione e degli altri meccanismi di difesa ad essa correlati, le persone con organizzazione borderline non riescono a tenere insieme e ad integrare gli aspetti buoni/cattivi, belli/brutti di sé e degli oggetti. Fanno dunque difficoltà a modulare i loro affetti e ciò fa sì che permanga una tendenza cronica all’erompere di stati affettivi primitivi, soprattutto di tipo aggressivo.

Usando un’immagine, è come se queste persone avessero a disposizione solo due colori primari e, incapaci di mescolarli, non avessero a disposizione colori secondari. Una conseguenza sta nell’incapacità dell’Io di sperimentare depressione, preoccupazione e colpa.

 

La capacità depressiva, infatti, può venire quando l’Io riconosce la propria aggressività e, dunque, quando le immagini buone e cattive del Sé vengono integrate. La capacità di provare preoccupazione, nel senso di sollecitudine, e colpa è possibile quando gli oggetti non sono più visti come totalmente buoni o totalmente cattivi. Un’altra conseguenza della mancata integrazione delle immagini positive e negative di sé e degli altri è la difficoltà di strutturare il Super-Io e di conseguenza anche la parte ideale dell’Io.

In pratica, nelle organizzazioni borderline di personalità permangono immagini del Sé primitive, non realistiche, estremamente contraddittorie, che impediscono la formazione di un Sé integrato; di conseguenza anche la valutazione degli oggetti esterni non riesce ad essere realistica. Tutto ciò che abbiamo detto si può osservare in alcune caratteristiche delle relazioni interpersonali: - scarsa capacità di valutare realisticamente gli altri, - incapacità di sperimentare vera empatia verso un’altra persona, - relazioni emotivamente superficiali, con incapacità di provare colpa, interesse e sollecitudine verso un’altra persona e conseguente instabilità relazionale, - sforzo difensivo di ritirarsi da un impegno emotivo troppo forte, che fa scattare subito difese primitive quali l’identificazione proiettiva, e il timore di essere attaccati dall’oggetto che sta diventando importante, tendenza a sfruttare, ad essere esigenti al di là di ogni ragionevolezza, a manipolare gli altri con poco rispetto.

 

Come aiutare

 

– Rivolgersi a chi possiede particolari competenze professionali. 

Chi ha un’idea (anche generale) dell’organizzazione borderline, saprà trattare meglio persone che appaiono contraddittorie, vaghe, ora evanescenti e poi improvvisamente cocciute, cangianti senza motivo, con idoli che poi bistrattano, con difficoltà a mettere a fuoco…

 

Tuttavia alcuni suggerimenti pratici in campo educativo:

 

Quando si fa una correzione circa il modo di fare, comportarsi, reagire…, bisogna stare attenti alle ripercussioni che tale correzione ha nell’interiorità di tipo borderline che è un’interiorità frammentata. Riprendendo l’immagine già usata del paccodono: quando si maneggia la carta con cui incartare la scatola bisogna stare attenti alla consistenza della scatola. Se si agisce sul «tipo» di personalità senza fare attenzione anche al «livello» di organizzazione di quella personalità, l’invito alla correzione (ad essere ad esempio meno sospettoso, puntiglioso, pessimista, esagerato…) potrebbe scompensare ulteriormente l’organizzazione interna e causare un aggravamento proprio di ciò che si vorrebbe migliorare. Quanto più la «scatola» è consistente, tanto più la correzione arriva a buon fine. Dunque, è importante il tatto: mentre agisco sulla carta devo anche guardare alla scatola.

 

È meglio ristrutturare che destrutturare ulteriormente, collegare anziché scomporre, tenere unito anziché dividere. Ad esempio: nell’aiutare a raccontarsi, va preferita la sintesi all’analisi, la trama unitaria della propria vita più che la cronaca; nell’esame di sé va bene soffermarsi sul «qui e ora», ma va ricordato anche che ogni giorno non è un nuovo inizio, ma si veniva da ieri e si va verso domani in una sequenza; nei tempi di dubbio e perplessità conviene aiutare a mantenere l’ancoraggio a ciò che già si è dimostrato essere un punto fermo.

 

È meglio proporre contesti e compiti di vita chiari, precisi e abbastanza delineati piuttosto che confusi e vaghi. Di solito, alla personalità borderline non fa difetto l’attuazione, ma l’invenzione creativa. Bisogna evitare o almeno tenere in conto l’alto potenziale di ansietà di quelle situazioni che richiedono pronta flessibilità, inventiva, «creare dal nulla». Nel «dare le consegne», evitare di affidare compiti vaghi, generici, non facilmente traducibili in modalità pratiche e definite. 

 

A proposito della «scissione» che, come abbiamo visto, sembra il cuore della organizzazione borderline, quando si sperimentano stati affettivi contrastanti, è utile sottolineare che essi sono facce di una stessa medaglia: il coraggio non è assenza di paura (sarebbe spavalderia), la speranza non toglie l’avvilimento (sarebbe ingenuità), nella buona coscienza ci sono ombre di cattiveria e nella coscienza cattiva ombre di bontà, il figlio amato è per la madre fonte di tenerezza, ma anche di nervosismo e anche quando si sente nervosa continua ad essere una madre che ama… 

 

È importante che il soggetto si ponga come persona stabile e costante, e che metta in conto che, con queste persone – stabili nella instabilità – questa sua stabilità comporta un alto prezzo da pagare. Ad esempio, rimanere coerenti e presenti nonostante gli alti e bassi dell’altro, non farsi abbagliare dalle reazioni di attaccamento eccessivo e non farsi spaventare dalle reazioni improvvise di rifiuto o di attacco, «fare da sponda» secondo le modalità dettate dal bene reale di chi viene aiutato e non dalle sue pressioni … Non stiamo invitando il soggetto alla durezza, ma a quel tipo di fortezza d’animo che infonde nell’altro competenza di sé e autostima.

 

Nelle tempeste affettive (mancanza di controllo), è inutile voler condurre a ragionare; meglio contenere e mettere regole e confini per evitare il peggio.

È a tempesta terminata che si può fare appello alle capacità di osservarsi in modo più distaccato e critico. Infatti, l’esame di realtà rimane intatto, ma è la sua attuazione che a volte fa problema.

 

Il senso della frammentarietà può essere contenuto anche proponendo o coltivando attività (svaghi compresi) interessanti, appassionanti e con un obiettivo da raggiungere. «Trascinarsi di qua e di là», «saltare da una parte all’altra», «prendi qui e prendi là» confonde tutti, specialmente chi già tende ad esserlo per organizzazione interna.

 

note: cfr  g .vittigni