IN QUESTA PAGINA

-Cosa vuo dire essere dipendenti. La dipendenza.

 

Per le dipendenze da non sostanze:

 

-Dipendenza affettiva o Love addiction.

-Dipendenza dal lavoro.

-Dipendenza dal gioco.

-Dipendenza dal sesso 

 

Cosa vuol dire essere dipendenti. La dipendenza.

 

Trattare un tema delicato come quello della dipendenza non è semplice, perché presenta moltissime sfaccettature ed elementi da tenere in considerazione. In questa guida cercheremo di definire il concetto di dipendenza patologica, esaminando quelle più diffuse e le caratteristiche di queste alterazioni del comportamento.

Trasgredire le regole, soprattutto in giovane età, può essere considerato naturale. Tuttavia, se certi atteggiamenti diventano abitudini, questo potrebbe portare ad una serie di disagi, causando squilibri fisici e cognitivi.

Ma di cosa stiamo parlando nello specifico e quali sono i tipi di dipendenze più diffuse? Scopriamolo insieme nei prossimi paragrafi di questa guida.

Quello che devi sapere sulla dipendenza patologica

Cosa si intende per dipendenze patologiche in psicologia? A cosa sono legate? A queste (e molte altre) domande risponderemo nei prossimi paragrafi di questa guida.

Dipendenza patologica: una definizione

Per dipendenza intendiamo un’alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica.

Volendo riportare la definizione di dipendenza patologica OMS, questa è:

Quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall’interazione fra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione.

Una dipendenza può essere:

  • Fisica, quando l’organismo del soggetto che abusa di una determinata sostanza aumenta la sua soglia di tolleranza nei confronti della stessa, richiedendone dosi sempre più massicce per ottenere lo stesso effetto;
  • Psichica, talvolta accompagnata da malessere corporeo, ed è legata ad una voglia assoluta di utilizzare uella determinata sostanza, di cui non si riesce a fare a meno. Si può essere dipendenti da droga, alcol, tabacco o anche da internet.   A prescindere dal tipo di sostanza, le dipendenze patologiche presentano un insieme di comportamenti caratteristici riassumibili in questi punti:
  • Perdita della capacità di controllo sull’abitudine, che porta ad un utilizzo smodato della sostanza che crea dipendenza. Questo comporta un uso prolungato ed eccessivo, che sfocia nel craving, definibile come un intenso desiderio della sostanza che può manifestarsi in qualunque momento, anche se avviene con maggior probabilità dopo uno stimolo associato alla stessa;
  • Utilizzo rischioso della sostanza, alterando il proprio stato psico-fisico. Il soggetto colpito da dipendenza consuma la sostanza in situazioni potenzialmente pericolose per sé e per gli altri, come ad esempio mentre si è alla guida;       Ritiro dalla vita sociale: la dipendenza patologica compromette lo svolgimento dei compiti giornalieri, così come i rapporti interpersonali. Spesso chi soffre di dipendenza da droghe o altre sostanze tende ad isolarsi da famiglia e amici.
  • Cause e fattori di rischio

    Parlando di dipendenze patologiche e cause, possiamo dire che queste possono avere diversa natura, da quella psicologica a quella genetica.

    In generale, sembra proprio che i giovani tra i 18 ed i 24 anni abbiano, rispetto alle altre fasce d’età, una maggior incidenza nell’utilizzo di sostanze che creano dipendenza.

    Le cause della dipendenza patologica sono da ricercare in:

    • Fattori biologici, legati ad un’alterazione della produzione di neurotrasmettitori endogeni;
    • Fattori sociali, legati alla situazione socio-economica della famiglia, l’esposizione a fonti di stress e la familiarità con dipendenze di qualunque entità;
    • Processi di apprendimento.

    Tipi di dipendenze: le 5 più diffuse

    Vediamo ora quali sono i tipi di dipendenze patologiche più diffuse:

    • Dipendenza da sostanze: in questa categoria rientrano, ad esempio, l’alcolismo e la dipendenza da droghe, siano esse leggere o pesanti;
    • Dipendenze di natura comportamentale, come il gioco d’azzardo e lo shopping compulsivo;
    • Dipendenze sessuali, come la pornodipendenza;
    • Dipendenze alimentari, riscontrabili in patologie come la bulimia o disturbi dell’alimentazione;
    • Dipendenze tecnologiche, come quella da internet o dai social media.

    La dipendenza da sostanze stupefacenti è una delle più note e diffuse. In questo caso, il soggetto fa uso di sostanze come alcol o droghe più o meno pesanti, dagli oppioidi all’eroina. In generale, la causa che spinge le persone a usare queste sostanze è la voglia di vivere un momento di massima euforia e piacere, con tutti i fattori di rischio correlati al fenomeno.

    La dipendenza da gioco d’azzardo o ludopatia è molto più diffusa di quanto si pensi. Si tratta, infatti, di una delle prime forme di dipendenza non legata alla droga. Questa forma di dipendenza è correlata all’atto del gioco compulsivo, che diventa una vera e propria ossessione.

    Anche la pornodipendenza è assai diffusa, soprattutto tra gli uomini. Si tratta di una forma di compulsione che porta ad un abuso di materiale pornografico. Purtroppo, la facile fruibilità di materiale pornografico online ha aumentato la percentuale di popolazione che soffre di questo disturbo.

    I disturbi dell’alimentazione sono, purtroppo, piuttosto diffusi soprattutto tra i giovanissimi. La dipendenza dal cibo si palesa con la voglia irrefrenabile e compulsiva di mangiare senza sosta pietanze che provocano piacere, soddisfazione e felicità.

    Per concludere, menzioniamo la dipendenza da internet, sorta in seguito all’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate. Alla luce di questo, possiamo definire l’Internet addicition Disorder come l’ossessione di voler condividere la propria vita sui social media o l’attività compulsiva di navigazione sul web, che può provocare una vera e propria alienazione dal mondo “reale”.

     

     

 

Dipendenza affettiva o Love addition

 

 

L’amore, nelle sue diverse forme di attaccamento e nelle sue manifestazioni più positive e più sane, rappresenta una importante capacità e, al contempo, un naturale e profondo bisogno di ogni essere umano. Talvolta, tuttavia, la frustrazione o l’assenza di esperienze serene di questo sentimento umano, frequenti nell’attuale società ricca di rapporti instabili, possono generare un disconoscimento o una negazione di questo bisogno, che rappresenta invece un importante ingrediente di un sano sviluppo psicofisico e di una buona salute mentale e fisica nella vita adulta. Quando un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” o, ancor peggio, “dolorosa ossessione” in cui si altera stabilmente quel necessario equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali.

 

Mal d'amore, intossicazione d'amore e droga d'amore

 

Sebbene alcuni autori utilizzino i termini di “mal d’amore”, “intossicazione d’amore” (o “intossicazione psicologica”) e “droga d’amore” tutti come sinonimi della “dipendenza affettiva”, in realtà vanno fatte alcune importanti distinzioni al fine di non patologizzare processi che possono essere transitori e perfino normali in alcune fasi della vita di relazione.

 

“Mal d’amore” è un termine generico che indica una sofferenza che può essere legata ad uno stato affettivo e di interesse verso un “oggetto d’amore” non disponibile o di cui non si conosce ancora la responsività o, infine, di cui non si conoscono alcune caratteristiche che sono alla base di fiducia, stabilità e serenità della vita affettiva. Di conseguenza è possibile che questo stato di malessere sia temporaneamente normale in seguito alla delusione del rifiuto e quindi alla notizia di una non reciprocità che si pone come una ferita narcisistica e come uno smacco all’autostima, ma esso può essere altrettanto consueto (ma non necessario) nella fase iniziale di una relazione, soprattutto in quella più accesa e più passionale dell’innamoramento, prima che il rapporto si stabilizzi intorno ad alcuni “punti sicuri”.

 

Quando si parla invece di “intossicazione d’amore” si fa riferimento ad una tendenza psicologica e comportamentale che può coincidere con la dipendenza affettiva: una condizione relazionale negativa che è caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità. Tale condizione, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere interrotta per ricercare un nuovo stato di serenità. Qualora ciò risulti impossibile si è soliti parlare di “dipendenza affettiva” o anche di “droga d’amore” .

 

Riconoscere la Love addiction

 

L’amore che può essere definito una “droga” è uno stato affettivo che in una coppia normale è destinato a portare alla distruzione della relazione. Ma esso si instaura in “coppie disfunzionali”, ossia in contesti relazionali-affettivi in cui in genere uno dei partner mostra segni di dipendenza verso l’altro e in cui si radica una tendenza ad alimentare questa forma di equilibrio paradossale della coppia fondato sul malessere. In alcuni casi la dipendenza è reciproca e ciò genera una costruzione a due del disagio che si radica in modo ancora più forte e che alimenta più facilmente le distorsioni cognitive che fanno pensare che alcuni comportamenti siano normali e dovuti all’altro.

A partire dalla prospettiva di Giddens a questo problema, possono essere distintetre principali caratteristiche della “love addiction” , che la connotano come una forma di “dipendenza”.

 

  • La prima di esse è il piacere connesso alla droga d’amore , definito anche ebbrezza , ovvero la sensazione di euforia sperimentata in funzione delle reazioni manifestate dal partner rispetto ai propri comportamenti.
  • La seconda caratteristica, la tolleranza , definita anche dose , consiste nel bisogno di aumentare la quantità di tempo da trascorrere in compagnia del partner, riducendo sempre di più il tempo autonomo proprio e dell’altro e i contatti con l’esterno della coppia, un comportamento che sembra alimentato dall’assenza della capacità di mantenere una “presenza interiorizzata” e quindi di rassicurarsi attraverso il pensiero dell’altro nella propria vita (Lerner, 1996). L’assenza della persona da cui si dipende porta pertanto ad uno stato di prostrazione e di disperazione che può essere interrotto solo dalla sua presenza tangibile.
  • Infine, l’incapacità a controllare il proprio comportamento , connessa alla perdita dell’Io ossia della capacità critica relativa a sé, alla situazione e all’altro, una riduzione di lucidità che crea vergogna e rimorso e che in taluni momenti viene sostituita da una temporanea lucidità, cui segue un senso di prostrante sconfitta e una ricaduta, spesso più profonda che mai, nella dipendenza che fa sentire più imminenti di prima i propri bisogni legati all’altro.

 

L’amore dipendente , conseguentemente, si mostra con le seguenti caratteristiche:

 

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali;
  • è parassitario e basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato;
  • è caratterizzato dalla stagnazione e dall’autoassorbimento, ossia da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e necessita di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita.

 

Nella dipendenza affettiva esistono 2 elementi distintivi della vita emotiva interiore :

 

  • un bisogno di sicurezza che fa da guida ad ogni comportamento;
  • una tendenza a disconoscere e a fare disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore , un’attitudine che sembra radicata in un’infanzia in cui ci si è abituati a limitare le proprie aspettative in conseguenza a delle esperienze relazionali precoci inappaganti e frustranti.  

    Tra le peculiarità della storia personale e familiare condivise da chi è coinvolto in un problema di “love addiction” ci sono:

    • la provenienza da una famiglia in cui sono stati trascurati, soprattutto nell’età evolutiva, i bisogni emotivi della persona;
    • una storia familiare caratterizzata da carenze di affetto autentico che tendono ad essere compensate attraverso una identificazione con il partner, un tentativo di salvare lui/lei che in realtà coincide con un tentativo interiore di salvare se stessi;
    • una tendenza a ri-attribuirsi nella propria vita di coppia, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori che si è tentato a lungo di cambiare affettivamente, in modo da poter riprovare a ottenere un cambiamento nelle risposte affettive pressoché inesistenti ricevute nella propria vita;
    • l’assenza nell’infanzia della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza che genera, nel contesto della co-dipendenza, un bisogno di controllare in modo ossessivo la relazione e il partner, che viene nascosto dietro un’apparente tendenza all’aiuto dell’altro.

    È importante sottolineare che tutte le persone dipendenti affettivamente possono condividere, realmente o attraverso il proprio vissuto psicologico, tali realtà personali e familiari. Ciò che conta, infatti, è la percezione affettiva e il vissuto emotivo soggettivo conservato nella propria infanzia, anche se qualche volta questo non coincide con la presenza oggettiva di carenze e violenze e quindi con le attenzioni ricordate dai genitori delle persone che manifestano sintomi e conseguenze della dipendenza affettiva.

    pensieri e i vissuti emotivi nella “dipendenza dall’amore” sono principalmente connotati da:

    • tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;
    • terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;
    • tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;
    • autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;
    • tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;
    • propensione a provare attrazione verso persone con problemi e contemporaneo disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.

    La Co-dipendenza                                                                                                                                                                                                                                                    Una particolare forma di “dipendenza affettiva” è quella che è stata definita “co-dipendenza” e che è stata inizialmente osservata nei contesti relazionali legati alla vita di coppia di alcolisti o tossicodipendenti. Tale problematica coincide con una condizione multidimensionale che comprende varie forme di sofferenza o annullamento di sé, associati alla focalizzazione delle proprie attenzioni ed energie sui bisogni e comportamenti di un partner dipendente da sostanze o da attività. Il motivo per cui questa forma di dipendenza affettiva è stata inizialmente osservata, paradossalmente non riguardava il benessere di chi ne fosse affetto, bensì l’osservazione della capacità che la co-dipendenza ha di mantenere nello stato patologico quello che viene definito il “paziente designato”, ossia colui che sembra, ma non è, l’unico paziente bisognoso di aiuto in quanto affetto da tossicodipendenza, alcolismo o da altre forme di dipendenza (Norwood R.; 1985).

  • La co-dipendenza , in realtà, ha in comune con le altre dipendenze affettive quella tendenza a rinunciare a tutti i propri bisogni e desideri, disconoscendoli e negandoli, fino a portare nel partner di alcuni dipendenti, alla strutturazione di un “falso Sé” e quindi di una “falsa vita”, una realtà fatta di scelte che non rispondono ai propri bisogni interiori e che corrisponde ad una condizione denominata “malattia del Sé perduto” (Whitfield, 1997). La conseguenza di tutto ciò spesso è il raggiungimento di una debolezza dell’Io nella persona che manifesta co-dipendenza, un Io che diviene vulnerabile e che sopravvive attraverso la tendenza progressiva a cercare di dimostrare la sua forza e a nutrire l’autostima in modo vicario, cioè attraverso il controllo delle funzioni psichiche del partner dipendente.

    Al fine di individuare i tratti distintivi del disturbo co-dipendente di personalità si può fare riferimento ai quattro criteri di Cermak (1986) che possono essere riassunti come segue:

    1. Tendenza ad investire continuamente la propria autostima nel controllo di sé e degli altri, benché vengano sperimentate conseguenze negative;
    2. Propensione ad assumersi responsabilità altrui o di situazioni non controllabili, pur di soddisfare i bisogni del partner, fino a disconoscere i propri;
    3. Presenza di stati d’ansia e mancata percezione dei confini tra sé e l’altro;
    4. Abituale coinvolgimento in relazioni con persone con disturbi di personalità, dipendenze, disturbi del controllo degli impulsi o co-dipendenti.

    È importante completare il quadro sintomatologico della co-dipendenza, sottolineando che alle precedenti caratteristiche possono associarsi alcuni dei seguenti sintomi secondari:

    • depressione;
    • comportamenti ossessivi e fissazione del pensiero;
    • abuso di sostanze o di alimenti (in particolare di dolci);
    • abusi fisici o sessuali nella propria storia attuale o passata;
    • tendenza a non chiedere aiuto e a non riconoscere per lungo tempo il problema;
    • insonnia.

     

    Dalle catene al legame interiore                                                                                                                                                                                                                           

  • Il principale problema nella risoluzione delle dipendenze affettive è certamentel’ammissione di avere un problema. Esistono, infatti dei confini estremamente sottili tra ciò che in una coppia è normale e ciò che, nell’abitudine cronica, diviene dipendenza. La difficoltà nell’individuazione del problema risiede anche nei modelli di amore che, come si è detto, una persona affettivamente dipendente conserva nella propria memoria e che fanno ritenere determinati abusi e sacrifici di sé come “normali” in nome dell’amore.

  • Spesso, paradossalmente, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che tende a cronicizzarlo: la speranza in un cambiamento impossibile, soprattutto in un contesto relazionale in cui si sono consolidati, e persino pietrificati, dei ruoli e dei copioni da cui è, più o meno, impossibile uscire. Così, paradossalmente, l’inizio del cambiamento arriva quando si raggiunge il fondo e si sperimenta la disperazione, che rappresenta la possibilità di sotterrare le illusioni che hanno nutrito a lungo il rapporto patologico.

 

 

 

 

Dipendenza da lavoro

Tutte le persone, in genere, lavorano per poter guadagnarsi da vivere e mangiare. Tuttavia, questo comportamento, considerato normale, può diventare una dipendenza quando non ha più una funzione di sopravvivenza, ma ci aiuta a superare mancanze esistenziali e problemi familiari. Si parla così work addiction (o workaholism), cioè la dipendenza da lavoro che appartiene alla categoria delle dipendenze non legate a sostanze e per questo, spesso le viene data meno importanza. Ci sono similitudini con le altre dipendenze, quali l’autodistruzione fisica, psichica e sociale. Tuttavia, non sempre il “tanto lavoro” ed il “piacere nel lavoro”, possono essere definiti come dipendenza. Il passaggio da un comportamento normale ad uno compulsivo patologico, è diviso in tre fasi:

 

 

Fase iniziale: caratterizzata da uso, abuso ed piacere. Il pericolo inizia in modo innocuo e lo stile di vita viene mimetizzato dal lavoro. La persona inizia a lavorare di nascosto, nel tempo libero lavora o legge materiale riguardante il lavoro e lo stile di vita diventa frettoloso. Pensa solo al lavoro, trascurando la famiglia ed altri interessi. In questo stadio, non è possibile individuare evidenti disturbi fisici (mal di testa, mal di stomaco e disturbi cardiaci o circolatori) o psichici (esaurimento, leggere depressioni, disturbi della concentrazione). Il dipendente si dedica sempre più al lavoro poiché le sue forze lavorative sembrano inesauribili, ignorando però questi problemi. 

 

Fase critica: caratterizzata da abuso, comportamento evasivo ed assuefazione. È possibile capire se si tratta di dipendenza oppure abuso del lavoro. La persona, non smette più di lavorare, trova scuse per giustificare il suo lavorare troppo, accumula lavoro e si sente inutile se non è sotto pressione. Essere commiserato dagli altri a causa del tanto lavoro, fa diminuire i sensi di colpa e rafforza l’autostima, aumenta un comportamento aggressivo e impaziente verso i colleghi di lavoro. In questo stadio sintomi fisici (pressione alta, ulcera e depressioni) sono così gravi, da richiedere interventi medici, interrompendo il lavoro. Tuttavia, le vere cause della sofferenza non sono trattate.

 

Fase cronica: caratterizzata dall’assuefazione e la dipendenza. Questa fase è caratterizzata da lavoro notturno, feriale e festivo. Il dipendente tratta con durezza ed ingiustizia i colleghi che non condividono il suo stile, manca di rispetto alla concorrenza e rinuncia alla vita privata. Il dipendente si sente vivo solo grazie alla sua attivitá professionale, gestendola in modo tale da non dover smettere mai di lavorare, togliendo sempre più ore di sonno arrivando anche giorni interi senza chiudere occhio; ciò porta ad un rendimento povero.

Dipendenza da lavoro – Ricerche e studi

 

Diagnosticare workaholism è molto difficile, perché i sintomi possono essere visti come impegno lavorativo. È possibile distinguere quattro tipi di workaholics:

 

Il lavoratore ossessivo rappresenta il workaholic nel modo più significativo. Arriva per primo e va via per ultimo dal lavoro, si porta il lavoro in vacanza (se ci va), lavora in modo perfetto ma ossessivo. È così ossessionato che tiene il lavoro nascosto dai collegi per paura che glielo possano rubare. Questo tipo di workaholic si distingue, perché la dipendenza è ovvia (lavora sempre).

Improvvisi attacchi di lavoro. In questa fase, il workaholic si comporta normalmente finché arriva un attacco di lavoro. Questa ossessione porta ad una chiusura verso gli altri ambiti della vita, non considerando più bisogni fisici e psichici. Il dipendente, dopo un attacco, non è più in grado di fare nulla e rigenerarsi tra un attacco e l’altro, richiede così tanta energia, da non avere più tempo e forza per dedicarsi ad altre cose, portando ad un isolamento sempre maggiore.

Il lavoratore nascosto può essere distinto in due tipi. Il primo, nasconde la sua attività dalla famiglia o amici e si dedica al lavoro nei momenti in cui la possibilità di essere scoperto è molto bassa. Il secondo, cerca continuamente delle scuse per poter svolgere il suo lavoro.

Il lavoratore con la permanente voglia di non far niente. Evitare di lavorare può essere un comportamento ossessivo che caratterizza la work addiction. Il soggetto riesce a lavorare bene solo sotto pressione, poiché tende a rimandare tutto all’ultimo momento. È ossessionato dall’evitare le cose in tutti gli aspetti della vita – lavoro, famiglia, amicizie e bisogni fisici. Le conseguenze sono sensi di colpa, i quali portano ad una incapacità di agire.

È possibile tracciare un quadro generale della persona dipendente dal lavoro. Solitamente, il workaholic utilizza come strategia prioritaria per difendersi, la repressione. Alcuni dipendenti fanno paragoni quali: “So di essere dipendente del lavoro, però questo è sempre meglio di tante altre cose” oppure cercano di scusare la situazione dicendo: “Certo, sono un workaholic, però guardate quante cose positive mi ha dato”.

 

Conseguenze della dipendenza

 

La dipendenza diventa pericolosa, quando i pazienti ammettono la loro dipendenza, ma non la vedono come un pericolo grave. L’aumento della mancanza di giudizio, è un sintomo tipico della malattia. Il workaholic si sopra o sottovaluta, considerandosi una persona molto abile oppure un fallito. La conseguenza è che spesso si fanno delle promesse, che poi non si riescono a mantenere oppure ci si allontana dal fatto di svolgere lavori semplici, per dimostrare a se stessi di valere, compiendo delle cose molto difficili e complicate. A causa delle opportunità perse di svolgere un lavoro o per punirsi a causa delle promesse non mantenute, cresce la voglia di lavorare. Inoltre, credono di non essere rispettati per quello che sono dalle altre persone. Per questo, le capacità vengono mostrate in modo esagerato e gli errori non vengono quasi mai nominati. I dipendenti dal lavoro si giudicano in base al loro lavoro e in questo cercano anche la loro ragione di essere. Sono persone che ci raccontano cosa fanno, per comunicarci come si sentono, seguendo l’illusione di dover continuamente fare qualcosa di proficuo, per sentirsi bene. In genere, nei workaholics c’è un’alta carica d’adrenalina impedendogli di rilassarsi; in questo caso, il sistema metabolico non si spegne, nemmeno se deve dormire. Per loro, il “dolce far niente” è angosciante. Hanno paura di un vuoto interiore e ammettono, che il lavoro gli distrae da questi sentimenti. Spesso per allontanare questi sensi di angoscia e paura, si dedicano all’alcool, ai farmaci e alle droghe. Dipendente dalla loro storia personale, dai problemi e dalle difficoltà uno può essere più o meno predisposto a sviluppare una dipendenza. Tuttavia, cause e motivi che portano al workaholism sono varie, ma è possibile che la predisposizione venga agevolata se l’amore dei genitori è legato solo ad un buon rendimento. Le prestazioni lavorative possono essere un tentativo inconscio per approvarsi nei confronti dei genitori. Altri sintomi di workaholics sono: falsità, egoismo, isolamento, controllo, perfezionismo, problemi fisici e psichici, abuso di se, fallimento spirituale e paura latente di perdere il posto di lavoro.  

(Sippac)                                                                                 

 

Dipendenza dal gioco

Dipendenza al gioco - motivi, conseguenze e soluzioni

Introduzione

del Dott. Thorsten Heedt, medico specialista in medicina psicoterapeutica con punto di forza nella cura di malattie postraumatiche 

Che uno sia dipendente da alcol, eroina, nicotina o dal gioco, queste manie hanno una cosa in comune:

  • Man mano che avanza la dipendenza, la cosiddetta "droga" viene consumata con costrizione anche se non vi è più legato nessun tipo di piacere
  • La perdita del controllo cresce in modo incessante
  • Il mezzo della dipendenza diventa un modo per evadere dalla realtà
  • Infine la dipendenza viene portata avanti con ossessione, nonostante si siano già verificate molte conseguenze negative alla salute

Il seguente articolo tratta della dipendenza dal gioco, come si sviluppa, come ci si rende conto se si è dipendenti dal gioco e dove si trova aiuto. 

Cos'è la dipendenza dal gioco?

Nell' ICD-10, la classificazione internazionale delle malattie, il gioco patologico (=morboso) é inteso come "anormale controllo sugli impulsi" e viene definito come segue:

"Il disturbo consiste nel gioco d'azzardo ripetuto frequentemente che domina lo stile di vita del paziente in questione e comporta la distruzione dei valori sociali, lavorativi e affettivi, con ripercussioni sugli impegni famigliari del paziente" .

 

Ma cosa significa essere in generale pazienti "maniaci"? Una mania é uno stato d'animo morboso che cammina a pari passo con una forte eccitazione, immotivati cambiamenti d'umore e un'incessante agitazione figlia di una malinconia "immotivata".

Dalla dipendenza dal gioco bisogna anche differenziare coloro che hanno disturbi legati alla personalità. Questi sono caratterizzati dal disprezzo nei confronti degli obblighi sociali e dalla volontà di non provare sentimenti nei confronti di altre persone. Questo atteggiamento si ritrova spesso nei carcerati. 

I giocatori patologici sono caratterizzati da una persistente, ricorrente e spesso crescente voglia di giocare, nonostante le conseguenze negative sul piano personale e sociale, come indebitamento, distruzione dei rapporti familiari e pregiudizi nel campo lavorativo.

Prima di parlare di giocatore patologico bisogna comunque che siano presenti due o più episodi di gioco morboso in un arco di tempo di almeno un anno.

In un'altra diffusa classificazione delle malattie, il "DSM-IV", vengono elencati in più gli schemi mentali "distorti" tipici dei giocatori d'azzardo:

  • La particolare importanza dei soldi per il giocatore d'azzardo
  • Il sentirsi continuamente in concorrenza con gli altri in riferimento alle proprie prestazioni
  • L'inquietudine del giocatore d'azzardo
  • L'esagerato bisogno di apprezzamento sociale
  • La tendenza ad infuriarsi sul posto di lavoro
  • Il continuo manifestarsi di malattie psicosomatiche dovute allo stress

 

 

 

Come si sviluppa la dipendenza dal gioco?

La problematica di base

Lo sviluppo della dipendenza dal gioco è un avvenimento complesso, nel quale interagiscono numerosi fattori. Ma di particolare importanza sono:

    •  Un profondo problema di auto-stima (disturbo "narcisistico")
    •  La presenza di disturbi di tipo relazionale
    •  L'incapacità di gestire l'agitazione


Perdita della propria stima
Di particolare importanza è il problema riguardante la propria stima, il giocatore patologico inizia a sentirsi vuoto o come se fosse una nullità. Alcuni sentimenti di inferiorità già presenti durante l'infanzia, vengono compensati da fantasie di grandezza e onnipotenza.

Le prime vincite rafforzano la propria stima e confermano che si è qualcuno di speciale. Agli inizi spesso si incontra il cosidetto "big win", un profitto apparentemente rapido e veloce da conseguire, che in molti casi è il punto di partenza per il decollo in un mondo di fantasia. 

Disturbi nel creare rapporti con le persone
Negli anni 60 lo psichiatra infantile inglese John Bowlby ha sviluppato la teoria sui legami. Egli ha evidenziato che spesso i diversi tipi di rapporto che il bambino creava con chi gli stava intorno erano in qualche modo collegabili con quelli che aveva con la propria madre.

Ad esempio nel tipo di legame "insicuro-sfuggente" i bambini non sono sicuri se la persona a cui sono legati è per loro "disponibile". Si aspettano che i loro desideri verranno rifiutati per principio. Ciò si nota di solito nei bambini che spesso vengono respinti. Bambini che instaurano questo tipo di legame sono spesso più propensi a disturbi psichici piuttosto che bambini con un tipo di legame "sicuro". Nei giocatori patologici spesso si riscontra la tendenza a dei legami instabili.

 

 

I dipendenti del gioco spesso presentano una situazione "broken-home" con un rapporto particolarmente disturbato con il padre. Non è inusuale incontrare anche esperienze di abusi nel passato subiti dai soggetti dipendenti dal gioco.

Incapacità di controllare l'agitazione
L'incapacità di controllare adeguatamente le tensioni interne e i momenti di forte eccitamento è una prerogativa del giocatore dipendente. La motivazione del gioco inizialmente è data dall'aspirazione al successo e alla vincita, un modo per scacciare la noia oppure per superare  esperienze negative, ad esempio una separazione. A poco a poco il giocatore entra in un circolo vizioso nel quale ciò che lo circonda diventa una sua vittima.

Durante il gioco il giocatore entra in uno stato di eccitazione e cerca di trovare scuse e spiegazioni logiche per il suo giocare incontrollabile. Il soggetto può pensare a fatti soprannaturali e magici e vive sempre di più in un mondo fittizio, ricco di vincite e in cui il giocatore è onnipotente. Si estranea da ciò che lo circonda e pian piano si isola. Si imprimono schemi mentali distorti. Infine il gioco diventa l'attività principale della propria vita e si sviluppa nella decadenza fisica, della personalità e sociale.

La riduzione sul controllo degli impulsi è una prerogativa del giocatore d'azzardo, che non riesce a resistere all'impulso di giocare. Questo atteggiamento è simile a quello dell'alcolizzato che non riesce a resistere alla bottiglia nemmeno dopo diverse sedute in centri specializzati. Nonostante tante conseguenze negative si rafforza sempre di più il desiderio di liberarsi dalla tensione attraverso il gioco.

Tutto ciò ha anche un fondamento neurobiologico. Il sistema della ricompensa nel cervello (sistema mesolimbico) viene fortemente stimolato e questo porta il cervello a reagire in maniera opposta. Infatti, per evitare un sovraeccitamento dannoso, il cervello comincia a reagire meno agli stimoli che riceve da questa zona. Ma per rivivere l'eccitazione desiderata, bisogna quindi investire cifre più alte oppure bisogna giocare più spesso. Tra l'altro il più grande eccitamento dovuto alla dipendenza é il momento dello Showdown. 

Schemi mentali distorti

Per il giocatore d'azzardo è tipico avere molti schemi distorti e irrazionali:

  • L'illusione del controllo

Questa illusione è rafforzata dall'assunzione che l'esito di una mano è direttamente dipendente alle proprie abilità più di quanto non lo sia in realtà.
Se si vince è grazie alla propria capacità, se si perde è a causa di circostanze sfortunate. 

  • L'effetto Monte-Carlo ("gamblers fallacy")

Dalla frequenza di eventi precedenti si arriva alla possibilità di eventi conseguenti (per es. nella roulette: per 3 volte di fila è venuto il nero, quindi adesso aumenta la possibilità che esca il rosso).

  • Interpretazione sbagliata delle possibilità di vincita

Il giocatore spesso sopravvaluta in modo irrealistico le sue previsioni di vincita. Per es. il 98% delle puntate nel Lotto vanno spesso perse.

  • La quasi-vincita ("cognitive regret and near miss")

Questo è il caso che si verifica ad esempio quando in una slot machine devono uscire tre simboli uguali per vincere, ma lo stesso simbolo appare solo 2 volte. Risultato: "Ci sono andato molto vicino! Per questo devo continuare a giocare!" 

  • La cattura ("entrapment")

In questo caso si parla di scelte oggettivamente errate, ma fatte comunque per giustificare l'investimento già effettuato - "Ok, sono battuto, ma sono arrivato fino al Turn, quindi mi guardo anche il River." 

E' stato riscontrato che una percentuale molto alta di schemi mentali distorti sono generati mentre si sta giocando d'azzardo.

 

Chi é in pericolo?

I più colpiti a quanto pare sono uomini che vivono soli in una grande città e con un'età media di 30 anni. La dipendenza per gli uomini ha spesso inizio nell'adolescenza, mentre per le donne molto più tardi, quando hanno raggiunto la mezza età. Quando i soggetti entrano in terapia spesso sono altamente indebitati, sono a rischio di suicidio e hanno già commesso delitti criminali, per esempio per procurarsi dei soldi per il gioco. Una grande parte (circa un terzo) dei dipendenti soffre anche di dipendenza legata a sostanze per esempio alcolismo o dipendenza da eroina.

Nel corso della vita circa 2-3 % della popolazione mostra un comportamento problematico e circa l'1% un comportamento morboso nei confronti del gioco d'azzardo. Sussiste una correlazione tra la disponibilità dell'offerta del gioco d'azzardo (per esempio calcolabile in slot-machine per 1000 abitanti) e la frequenza di giocatori d'azzardo patologici. 

Lo scatto iniziale può essere un'iniziale esperienza di vincita ("big win") ma anche un evento aggravante come problemi di coppia, separazione, gravidanza del partner oppure un cambiamento radicale nel lavoro. 

E'paricolarmente alta la percentuale di comorbidità (l'esistenza parallela di ulteriori malattie). Ad esempio quasi il 50% dei giocatori d'azzardo soffre di depressione che si caratterizza da disturbi compulsivi, abbassamenti d'umore e perdita di interesse.

Il 25% dei giocatori d'azzardo che è entrato in cura ha già commesso almeno un tentato suicidio. Dà particolarmente nell'occhio che più del 90% dei giocatori è affetto da disturbi della personalità. Il disturbo della personalità si caratterizza da un continuo susseguirsi di comportamenti deviati che portano a gravi problemi al contatto sociale sin dall'infanzia. Molto spesso si presenta il disturbo della personalità narcisistico che è caratterizzato da un sentimento grandioso della propria importanza. Il paziente, per esempio, esagera spesso nel valutare le proprie capacità e il proprio talento, è fortemente preso da fantasie di successo grandioso, potere, distinzione, bellezza o amore ideale, crede di essere particolarmente unico ed è alla continua ricerca di ammirazione esagerata.

 

Questo disturbo della personalità narcisistico è particolarmente difficile da curare in quanto il paziente tende a screditare il terapeuta o a interrompere la cura se quest'ultimo non gli conferma la sua grandezza immaginaria.

Quali conseguenze ha la dipendenza dal gioco?

Si sviluppa una tipica dinamica da dipendenza, che comprende tutti gli ambiti della vita. Alla fine si arriva ad avere delle possibilità limitate nella regolazione delle proprie azioni.

La dinamica tipica da dipendenza si mostra ad esempio nel tentativo di pareggiare delle perdite presenti con puntate più alte, il Chasing, nel poker chiamato anche "on-tilt". 

Si arriva ad un continuo isolamento sociale. Si sviluppano sensi di colpa e di vergogna, il gioco viene tenuto nascosto. Ci si inserisce sempre di più in un particolare ambiente dei giocatori con uno stile di vita tipico del giocatore d'azzardo che si appoggia soprattutto all'immediata soddisfazione di bisogni. Ciò può portare anche ad azioni criminali per procurasi soldi per giocare.

Infine da lí può nascere la rovina finanziaria, la perdita del supporto familiare e del proprio lavoro. Spesso gli psichiatri visitano giocatori che hanno tentato più volte il suicidio o che hanno intrapreso una carriera criminale.

Fisicamente le conseguenze del gioco continuo ed irrequieto si manifestano in diversi sintomi psicosomatici fino ad ulcere, mal di testa e infarti.

 

Come capisco se sono dipendente?

Esistono una serie di questionari ed esami per verificare se e' presente una dipendenza dal gioco e per differenziare il gioco patologico da altre forme di gioco, come il gioco d'azzardo sociale, professionale, gioco d'azzardo come episodio da mania, il gioco d'azzardo con una personalità antisociale, uso del computer patologico (gaming, chatting, surfing). 

La scala maggiormente diffusa e' il SOGS (South Oaks Gamblings Screen). Ma esistono anche molti altri esami. Alla fine questi questionari verificano se si ha la capacità di controllare l'impulso di giocare e di smettere nel caso subentrino conseguenze negative (per es. stanchezza), se e' presente la problematica narcisistica menzionata nel capitolo precedente, se sono presenti o sono in arrivo seri problemi di fallimento o se il giocatore e' pronto a commettere azioni criminali per ottenere soldi. 

 

Autovalutazione

Per poter fare una semplice e vedere se si è dipendenti dal gioco d'azzardo si presenta il seguente test. Si tratta di un questionario di 19 domande, alle quali si deve rispondere con "sì" o con "no". Se rispondi a più di 7 domande affermativamente sussiste la possibilità che tu sia dipendente dal gioco d'azzardo. 

1. Ti è capitato di giocare finchè non hai finito i tuoi soldi?

2. Ti sei già fatto prestare dei soldi per giocare? 

3. Hai fatto un mutuo per giocare o a causa del gioco? 

4. Superi regolarmente il tuo limite temporale o finanziario da te stabilito per giocare?

5. Ti è già passato per la mente di procurarti illegalmente dei soldi per giocare? 

6. Pensi spesso al gioco? 

7. Hai già rubato soldi per giocare? 

8. Hai difficoltà di concentrazione in altri ambiti che non siano il gioco? 

9. Ti agiti o diventi aggressivo se non puoi giocare? 

10. La tua vita normale confrontata al gioco ti sembra noiosa? 

11. Perdi l'interesse in ciò che ti circonda? 

12. Giochi per recuperare delle perdite? 

13. Nascondi ai tuoi amici o alla tua famiglia quanto giochi e quanto hai già perso?

 

14. Hai spesso la coscienza sporca dopo che hai giocato? 

15. E' già capitato che continui a giocare nonostante tu sappia che danneggi te stesso o addirittura altre persone? 

16. Hai già giocato una volta per migliorare il tuo stato d'animo? per non pensare a problemi?

17. La tua mania di giocare ha già portato a litigi o problemi nella tua famiglia? 

18. Hai già saltato una volta un giorno di lavoro/scuola per giocare? 


19. A causa del gioco hai già pensato al suicidio o hai tentato di suicidarti?

Cosa fare contro la dipendenza dal gioco?

Prima di tutto deve essere verificato se si sta parlando di un soggetto per il quale il gioco assume un connotato patologico. A questo punto sarebbe meglio che tale soggetto si rivolgesse ad un consultorio specializzato.
Poi bisogna decidere tra una cura meno incisiva o ricovero ospedaliero. Se il paziente é ancora ben integrato socialmente e lo sviluppo della dipendenza non é molto avanzato allora é ideale visitare un consultorio oppure si consiglia di sottoporsi ad una psicoterapia nell'ambulatorio presso uno psicoterapeuta o un medico competente.

Nel caso di un forte disturbo dove é richiesta una cura stazionaria, bisogna decidere se scegliere una clinica psicosomatica specializzata o una clinica che cura le dipendenze. Se le conseguenze psicosociali non sono ancora così gravi o l'atteggiamento morboso verso il gioco d'azzardo é una reazione a una situazione particolarmente pesante (per esempio una separazione, la perdita del posto di lavoro) si presta meglio per la cura una clinica psicosomatica specializzata.

 

Nel caso di un'avanzata dinamica tipica da dipendenza é necessaria una clinica specializzata per malattie da dipendenza. Se sussiste anche una dipendenza legata a sostanze come alcolismo o dipendenza da droghe bisogna sottoporsi prima ad una cura di disintossicazione e di disassuefazione in una clinica psichiatrica.


In generale la terapia inizia con un accordo dove il soggetto si impegna in una astinenza da gioco. Una semplice riduzione del gioco nella norma non é sufficiente. La totale astinenza mette in evidenza la problematica di base che spesso risalta chiaramente ed evidenzia il motivo per cui il soggetto dipendente ha bisogno del mezzo di cui è dipendente. 

In ogni caso é importante portare alla luce, durante la terapia, l'esatta ragione che sta dietro all'atteggiamento morboso verso il gioco d'azzardo, discutere e programmare il cambiamento degli schemi mentali distorti ed elaborare con il paziente un concetto di prevenzione in caso di ricaduta. Bisogna lavorare su tutti gli ambiti della vita del giocatore d'azzardo:disturbi legati alla propria autostima, disturbi legati alla sfera dei sentimenti e delle relazioni con chi gli sta intorno. Le distorsioni nel campo delle relazioni con le altre persone si curano particolarmente bene in una terapia di gruppo. 

É particolarmente importante tenere conto della problematica dell'indebitamento. Non bisogna volgere gli occhi altrove e rinnegare insieme al paziente, ma bisogna elaborare insieme al soggetto un management di entrate e perdite. Nella norma i parenti dovrebbero essere coinvolti in quanto spesso supportano il paziente nel suo gioco malato, assumendo i suoi debiti.

 

 

Dipendenza dal sesso

 

LA SEXUAL ADDICTION- «Negli ultimi 10 anni, invece, è un crescendo continuo, vorticoso direi, anche qui in Italia di richieste di aiuto, o quantomeno di informazioni mirate a capire se si ha un problema o “la” malattia», dichiara il dottor Cesare Guerreschi, fondatore della Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac) di Bolzano, con sedi in altre città. E’ una delle poche se non l’unica struttura nel nostro paese a occuparsi in modo complessivo di sexual addiction. Si tratta di una onlus, «ma riceviamo ben poche offerte o fondi perché le malattie di cui ci occupiamo, alcolismo, droghe, gioco d’azzardo compulsivo, vengono considerate vizi nell’opinione corrente. E così non è. Ognuna di queste patologie è fonte di grandi sofferenze».

 

Anche la pratica spinta del sesso? «Dice bene – risponde Guerreschi –, dopo un po’ resta solo la spinta e basta». Lo specialista descrive un mondo sotterraneo in cui si inabissa sempre più chi subisce una compulsione sessuale che lo induce a cercare sempre e comunque un partner fino a che quel pensiero, prima dominante, diventa l’unico. C’è, nell’uomo, l’attrazione irresistibile verso le prostitute, poi dopo un po’ vuole provare solo quelle di colore, segue la ricerca non solo del colore ma del gruppo e via via in sperimentazioni sempre più degradanti che conducono ai viados, agli animali e ad altri diciamo “assaggi” sempre più stravaganti.

«In genere - dice Guerreschi - la moglie si accorge per lo meno che il marito ha “un problema” e diverse lo accompagnano poi nel percorso terapeutico mentre altre scappano con ribrezzo. E seguono esse stesse, pur piangendo, una specifica terapia. Ovviamente l’inverso non si dà mai: che i mariti, i compagni stiano accanto a una donna che cerca di disintossicarsi dal sesso compulsivo. Si vede anche in altri casi di malattie serie. Le donne restano, sono più sensibili, superiori.  Per questo ho voluto da noi quasi solo personale femminile: ha empatia e l’empatia è parte della cura».

 

QUALE TERAPIA- Già, la cura: in che cosa consiste? Trattamento psicologico con un’équipe che indaga sui lati affettivi, familiari, relazionali, sociali del paziente. E farmaci. Previsto il soggiorno nella comunità specifica, massimo di 3 mesi. Qui, per esempio, viene chiesto al paziente di astenersi dal sesso per tre giorni, per esempio. «Dirà che non ce la può fare, che per lui/lei è impossibile. E’ solo una prova, insistiamo noi, niente di grave se non ci riesce».

Quando il o la paziente ce la fa, col continuo sostegno degli specialisti, si passa a una prova di astinenza più lunga e così via. «Con questo non vogliamo arrivare alla negazione del sesso, ma passare dalla compulsione alla pulsione sessuale. Una normale vita intima».

La cura, dicono alla Siipac, va più che mai ritagliata addosso al singolo paziente. Sul lato fisico non di rado l’estrema promiscuità sessuale ha condotto  il malato a contrarre  sifilide, blenoragia, Aids…

 

DIVERSI TIPI DI PATOLOGIA- Quasi sempre nella cura entrano gli antidepressivi. I malati di sesso, continua Guerreschi, vivono una depressione profonda, e tutta particolare. Sono quei depressi che tentano il suicidio, e non a scopo dimostrativo. Reale. «Subentra, questo stato, subito dopo la soddisfazione dell’impulso. Ma un po’ alla volta scompare ogni “soddisfazione”, piacere, c’è solo quella spinta, invincibile. E un’estrema solitudine e vergogna. Pensate al disagio di chi vive e confessa: mi basta veder poco più della caviglia per esser preso da una voglia fisica pazzesca. Va a rotoli non solo un matrimonio, ma il rapporto con i figli, il lavoro, sparisce ogni hobby».

Non tutti comunque i drogati dal sesso hanno bisogno della pratica sessuale. Si distinguono gli “erotomani”, che tendono alla conquista soprattutto affettiva, poi non compiono l’atto sessuale, ma lo vivono interiormente al pari di un delirio: come se ci fosse stato davvero.

Tra le donne si distinguono le “ninfomani”, che non raggiungono mai l’orgasmo e pensano sempre che la prossima volta sì, lo proveranno, e non succede, è un percorso obbligato di frustrazione penosa.

Ci sono i “dipendenti pornografici” ed è il settore dove si trova un ampio gruppo di giovani in quanto è soprattutto Internet a fornire migliaia di siti porno che stimolano l’autoerotismo. Ci sono gli “zoofili” che vanno con gli animali e c’è un’altra gran quantità di “preferenze” di cui nella comunità si tiene conto per impostare la cura. Cesare Guerreschi è un pioniere: si è formato in America e dal 1999 ha dato vita a questa struttura dove in parte si è “copiato”  il metodo americano e in un’altra gran parte si è adattato il programma alla nostra specificità culturale. Perché tante richieste vorticose negli ultimi dieci anni?

 

AUMENTANO LE DONNE-  «Ci sarà stato anche prima  il sesso compulsivo, anzi certamente – risponde Guerreschi – ma non si sapeva che fosse una malattia. Noi esistiamo da 13 anni ed è da un decennio che andiamo spesso in tv o alla radio. Ormai direi una sessantina di volte l’anno. E se prima ci invitavano nelle trasmissioni di terza serata, oggi ci invitano anche in prima. E noi non perdiamo occasione con i media perché far conoscere che esiste una malattia del sesso e che si può guarire fa parte del nostro compito. Queste persone vanno liberate dalla vergogna come se fossero viziosi e non malati, va tolto lo shame di cui parla il film con Fassbender».

Per portare qualche numero, la terapia dura da un anno a un anno e mezzo, dopo seguiranno controlli ogni 3 mesi, poi ogni 6 mesi e così via. Il 60% dei sexual addict in Italia risultano ad ora essere uomini, ma, dicono alla Siipac, è in corso un’escalation delle donne. Nella struttura di Trento e delle altre città collegate ci sono tutti i tipi di dipendenza: da internet, da cellulare, dal lavoro, dal gioco in borsa, dagli acquisti. Sul sito della Siipac ogni persona interessata può trovare uno specifico test da eseguire per avere una prima risposta orientativa. Poi la speranza c’è. «Si può guarire. E la vita cambia totalmente», assicura il dottor Cesare Guerreschi. E si raccomanda: «Se sospettate di avere questo problema, cercate aiuto, fatelo assolutamente, ne va della vostra esistenza».